PALESTINA. L’ONU HA ASSOLUTO BISOGNO DEL SOSTEGNO DELL’OCCIDENTE


Abbiamo intervistato padre Nandino Capovilla, membro della Associazione Pax Christi – Movimento cattolico internazionale per la pace, da anni impegnato nella difesa dei diritti umani, un osservatore speciale in Terra Santa.

gerusalemme vecchia

Padre Nandino quale è la situazione nei campi profughi?

La condizione dei campi profughi è ai più sconosciuta ed è una situazione a dir poco drammatica. Nei campi manca tutto e si sopravvive in una condizione di assoluto abbandono, mancano, per dirne una, i servizi essenziali, come gli impianti fognari, idrici o un servizio di raccolta rifiuti. Questi servizi dovrebbero essere forniti dalle municipalità di riferimento, che non sono palestinesi, ma israeliane. Una situazione su cui pesa lo straordinario tasso di popolosità dei campi, in quello di Gerusalemme, ad esempio, per ogni Km² vivono circa 25.000 persone. A volte i campi sono all’interno delle città occupate e ciò li fa diventare una gabbia all’interno di un’altra gabbia.

Come vede lei la situazione israelo-palestinese?

È una situazione insostenibile, complessa ed ignorata dalla maggior parte del mondo. Se vogliamo spiegare questo tragico ginepraio non possiamo non partire dal 1948 e dall’inizio dell’occupazione. Detto ciò va ribadito con forza e fuor di retorica che prima esisteranno due popoli e due Stati prima la situazione israelo-palestinese si avvierà verso una normalizzazione. Quella terra ha un assoluto bisogno di legalità internazionale. Finché l’ONU, però, verrà lasciato solo dai governi occidentali non potrà che limitarsi all’assistenzialismo, alla costruzione di qualche scuola, che magari viene pure bombardata, e alla distribuzione di un po’ di cibo. La radice di tutto è l’occupazione illegale da parte di Israele. In nessun modo va confuso il ruolo dell’occupante dalla condizione dell’occupato, il nodo della questione è tutto qua.

Cosa ne pensa del muro costruito dagli israeliani.

Il muro nasce da una esigenza sacrosanta, quella di difendersi dagli attacchi terroristici, ma pian piano è diventato un altro strumento per annettere illegalmente del territorio palestinese. E questo è visibile ad occhio nudo e chi lo nega, nega l’evidenza. Dico solo una cosa, il confine tra la Palestina ed Israele è di circa 300 km, il muro oggi ha raggiunto una lunghezza di 700 km. Questa barriera espropria campi, annette pozzi d’acqua potabile, divide intere famiglie. Nel 2004 l’ONU e il Tribunale Internazionale dell’Aja hanno condannato la costruzione del muro, ma nulla è successo.

az zubeidat valle del giordano in primo piano il villaggio palestinese la terra verde zona militare

Nel 2005, però, Ariel Sharon ha realizzato un massiccio ritiro da Gaza…

Quella fu una meravigliosa intuizione di Sharon per togliersi dall’inferno di Gaza, ciò che molti non sanno è che contestualmente in Cisgiordania arrivarono i coloni da Gaza ad usurpare nuova terra al popolo palestinese.

Nei suoi viaggi in Terra Santa spesso viene accompagnato da alcuni volontari…

Si, noi organizziamo due tipi di presenze in Palestina, una è il “Pellegrinaggio di giustizia”, che è un viaggio alla scoperta della ricchezza di quella terra sia da un punto di vista culturale che religioso. L’altra nostra presenza è una pura missione di Peacekeeping, ci inoltriamo nelle zone più militarizzate vivendo con la popolazione la loro drammatica quotidianità.

Cioè?

Penso alle tante manifestazioni non violente organizzate dai palestinesi, tutte represse violentemente dall’esercito israeliano o al dramma dei check point, che costringono i palestinesi ad ore e ore di fila solo per entrare o uscire dalla città.

Cosa chiedono o cosa le chiedono i palestinesi?

Sostanzialmente due cose. Non abbandonarli, il che vuol dire far conoscere al mondo ciò che accade realmente in Palestina. Ci chiedono di andare lì in tanti per poter poi raccontare ciò che accade ogni giorno, le sofferenze quotidiane di ogni palestinese, visto che i media non fanno altro che diffondere notizie distorte. Nel mondo si fa un gran parlare del processo di pace, ma questo ai palestinesi non interessa, loro vogliono la pace.


Un ringraziamento speciale a Chiarastella Vecchione e Luca Farina Finzi per averci fornito le foto

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