PARCO DEGLI IBLEI.‭ ‬BARONE:‭ “‬CIÒ CHE NON CAPISCONO È CHE‭ ‬LA PARTITA RIGUARDA‭ ‬LA COSTITUZIONE DELL’ENTE PARCO E NULL’ALTRO‭”


Abbiamo intervistato il consigliere provinciale del Partito Democratico Angela Barone

Avvocato Barone il 30 aprile le provincie di Ragusa, di Catania e di Siracusa dovevano presentare una possibile perimetrazione del Parco nazionale degli Iblei al Ministero dell’Ambiente, sa se qualcosa in tal senso sia stato fatto?

Iniziamo col dire che il progetto presentato del Comune di Ragusa comprende, inspiegabilmente, quattro piccole aree, distinte e distribuite nel territorio, soggette, però, già ad un vincolo demaniale. Quindi non solo il progetto del Comune è totalmente inadeguato al valore storico-naturalistico del territorio, ma si riferisce pure a delle aree sulle quali non ha alcuna competenza, visto che questa spetta alla Regione. Anche il Comune di Modica ha presentato un’idea di perimetrazione a macchia di leopardo. Una scelta però obbligata, e quindi corretta, in quanto la loro proposta esclude le zone di scarso interesse naturalistico. L’operazione fatta, invece, dal Comune di Scicli è assolutamente intelligente. Infatti il Municipio ha pensato bene di estendere il parco sino alla foce dell’Irminio, visto che il lato destro è di sua competenza, inglobando così tutta la vallata, con le cave e le miniere. Ispica e i comuni montani, infine, hanno dato il loro assenso da tempo.

Le ostilità al Parco non si dissolvono. Pensiamo all’ASI o al tavolo tecnico istituito dalla Camera di Commercio di Ragusa.

Guardi dovrebbero spiegarmi una volta per tutte che cosa c’entrano col Parco realtà come l’ASI o la Camera di Commercio. Se il presidente Pippo Tumino ha a cuore l’opinione delle imprese, non vedo il motivo per cui non vengono anche interpellati l’ordine degli avvocati, dei biologi o quello dei medici, cioè tutti i detentori di una partita I.V.A. (ndr).

Per quanto riguarda l’ASI, questa associazione non ha alcuna voce in capitolo. Le zone industriali sono escluse a priori dal Parco, fine della storia. Chi parla del piano programmatico territoriale dell’ASI, ha ragione, ma questo non ha una valenza generale, ma particolare, relativa alle aree destinate dai piani regolatori del Comune allo sviluppo industriale, che dipendono dalla reale necessità di ampliare le suddette aree. Ma aggiungo pure un’altra cosa. Qualcosa di simile nel territorio è già accaduto e mi riferisco alla zona di Pozzallo, dove vi fu una sovrapposizione di competenze. La stessa zona, prima destinata allo sviluppo industriale, venne assoggettata in un secondo momento a vincolo ambientale dalla Sovrintendenza ai Beni Culturali. La situazione, alquanto paradossale fu risolta grazie al raccordo fra le amministrazioni, le quali così dimostrarono la possibile sussistenza dei due vincoli (industriale e ambientale), tramite l’identificazione delle prescrizioni e delle deroghe in atto, questo è solo un esempio. La realtà non è mai né bianca né nera, ma ha mille sfumature e la capacità sta nel trovarle, questo è il compito della politica, che qualcuno dimentica.

Avvocato lei parla di deroghe e di raccordo fra le amministrazioni, ma qui tutti continuano a parlare di perimetrazione e di zonizzazione.

La perimetrazione è un falso problema, perché il tavolo più interessante è quello dell’Ente Parco. Ciò che non hanno capito o non vogliono capire è proprio questo. La legge quadro nazionale sulle aree protette contiene in sé una disciplina, a cui tutti in vario modo fanno riferimento, ma questa legge quadro, che dice che il parco viene istituito con decreto del Presidente della Repubblica, è una norma antecedente alla riforma del titolo V della Costituzione. Riforma che afferma la parità tra Stato, Regioni ed Enti locali territoriali. Tutti ovvero sono chiamati a partecipare nella fattispecie alla costituzione dell’Ente, non esiste più un rapporto privilegiato tra Stato e Regione. Quindi non c’è nulla di calato dall’alto.

Ciò che non hanno capito è che sarà proprio da questo tavolo che scaturiranno tutte le regole del Parco. La difesa degli interessi generali e particolari, le potenzialità e le possibilità del Parco, come la sua gestione, dipendono esclusivamente dalla “forma” che riusciranno a dare all’Ente Parco.

E’ possibile che i nostri politici hanno paura di perder potere nei confronti dei loro omologhi siracusani? Infondo (in fondo) la provincia di Ragusa rappresenterà solo il 30% del Parco, contro quel 60% siracusano.

Secondo me neanche si pongono il problema. Il loro errore è pensare esclusivamente all’oggi, quindi qualsiasi paura è legata al contingente, al fatto che sia il Ministro che l’Assessore regionale competente sono siracusani. Ma questa è una visione delle cose sin troppo miope. Il Parco non sarà in balia delle volontà del singolo, esso sarà governato da un Ente, che è un organo. Ecco l’importanza di partecipare concretamente e fattivamente alla genesi dell’Ente Parco, questo è il momento in cui si pongono le fondamenta di ciò che sarà. Ipotizzare una predominanza di quella provincia solo perché in questo momento governano personaggi siracusani è sbagliato oltreché insulso. Se si hanno capacità, ed è questo il mio dubbio, la partita si gioca ad armi pari, quindi non ci sarà nessuna prevaricazione da parte di nessuno.

Chi ostacola la costituzione del Parco alla fin fine difende la nostra economia?

Non è vero. Al momento noi non possiamo neanche parlare di quali saranno i futuri vincoli proprio perché sarà l’Ente Parco a stabilirli, oggi si può parlare solo dei vincoli in generale per le aree protette. Nello specifico nessuno può dir nulla. E poi ricordiamo il nostro territorio è già vincolato. Le aree demaniali sono già vincolate, come sulle aree S.I.C. vige un vincolo pieno, tutta la vallata dell’Irminio è vincolata, così come le zone di rilevanza idro-geologiche ed il sistema della cave sono già regolamentate da una propria disciplina. Queste sono zone A, allora il problema riguarda le aree B e C, ovvero quelle in cui sarà permessa l’edilizia privata e gli insediamenti produttivi. Visto che le zone urbane sono escluse a-priori dal Parco, il problema si riduce solamente alla nuova edilizia in zona agricola, in quanto l’esistente non verrà toccato. Ma l’edilizia privata in zona agricola è già soggetta a vincoli molto restrittivi. Se oggi alcuni nostri territori sono deturpati è a causa della carenza dei controlli e non alla mancanza di regole. Ed allora di cosa stiamo discutendo? Realmente della sostituzione del tetto di una stalla o del materiale da usare per la fabbricazione o per il restauro di una qualsiasi struttura? Non penso che si possa essere contrari al Parco se queste sono le motivazioni. Prima di prendere qualsiasi posizione bisognerebbe comprendere pienamente ciò di cui si sta parlando, senza far demagogia.

Qualcuno asserisce che i Parchi naturali non beneficiano di finanziamenti, è vero?

L’unica cosa certa è che i parchi godono di una posizione privilegiata per quanto riguarda lo stanziamento dei fondi comunitari e nazionali!

vedi anche Angela Barone (PD) Consigliere provinciale a Ragusa. Un po’ di verità sul Parco degli Iblei

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