NICOLA PIOVANI IN CONCERTO A RAGUSA


Lo scorso aprile Ragusa ha visto la mirabile presenza musicale di Nicola Piovani, tappa della sua lunga tournée cominciata già più di due anni fa. L’evento non è importante solo per il calibro dell’artista e la bravura dei musicisti che lo accompagnano (Andrea Avena al contrabbasso, Marina Cesari ai sax e clarinetto, Pasquale Filastò al violoncello e alla chitarra, Cristian Marini alle batteria e filarmonica) ma perché, come il maestro spiega durante lo spettacolo, è importante che ci si esibisca in teatro, forma eclettica di arte, dove il rapporto tra artisti e pubblico è indiscutibilmente forte e continuo, dove l’interazione tra le parti si deve necessariamente fondere in un tutt’uno che diventa, di volta in volta unico e irripetibile. Sulla scia di questo pensiero l’esibizione del Quintetto è un’alternanza di brani scritti per il cinema, il teatro, la televisione, appositamente rivisitati e riarrangiati, e di considerazioni del pianista sullo stato attuale dell’arte, che vuole con forza continuare a vivere e produrre e comunicare nonostante i continui tagli finanziari alla cultura da parte dei Governi, e sullo stato di una finta “cultura”, che pretende di non far esistere tutto ciò che non passa dalla televisione e a tal proposito dichiara “ebbene questa sera io sono stato contento per due ore di non esistere, oppure di de-sistere”. Forse proprio per far risaltare la scomodità di alcuni (ben pochi!) programmi televisivi, l’arrangiamento di Annozero suona più “cattivo” con l’uso della tastiera elettrica della versione per la televisione.

L’assolo di pianoforte del Poeta delle Ceneri, ha aperto il concerto, subito seguito dalla “Suite De Andrè”, che ha proposto brani tratti da Non al Denaro non all’Amore né al Cielo e Storia di un Impiegato, scritti a quatto mani con il cantautore-poeta genovese e arrangiati in sequenza per il quintetto, e dalla suite sui miti greci con I Dioscuri, Narciso, Eco, La Vendetta degli Dei. Entrambe le suite proposte (a mio avviso a ragione!) come estremamente attuali per i temi, la prima per l’impegno contro un ambiente sempre più imbigottito, la seconda per la narrazione, tipica del mito greco, non del destino dell’uomo ma del destino di tutti gli uomini.

Durante il concerto La Stanza del Figlio, La Messa è Finita, Il Valzer della Cioccolata, La Vita è Bella, Caro Diario, La Code a Changé, musiche scritte per film e che inevitabilmente nella nostra mente restano ingabbiate dalla pellicola, suonate dal vivo in teatro sembra si liberino per prendere nuova vitalità e creare nuove emozioni in nuovi arrangiamenti.

La Melodia Sospesa, suonata come principale intermezzo tra le due suite, con il suo finale accordo di settima che non conclude e non finisce la melodia, è direttamente collegata alla conclusione, alle parole de La Voce della Luna, pronunciate da Roberto Benigni su un sottofondo di rane gracidanti “eppure io penso che se ci fosse un po’ più di silenzio, se tutti facessimo un po’ più di silenzio, qualcosa potremmo capire”, ancora un volta a denotare che nel fracasso mediatico non riusciamo più a riflettere, a capire e a criticare perché il messaggio che ne scaturisce non può che essere confusionario, anche partendo dal più nobile degli intenti.

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