QUANTO COSTA L’ENERGIA NUCLEARE?


L’Italia e la Francia, a Villa Madama, lo scorso 24 febbraio, hanno firmato l’accordo che prevede la cooperazione tra i due Stati per la produzione di energia elettrica dall’atomo.

«È una gioia aver firmato questi accordi sul nucleare – ha dichiarato Silvio Berlusconi durante la conferenza stampa – dobbiamo adeguarci e svegliarci da questo sonno che stiamo facendo da decenni ed affrontare la costruzione di centrali nucleari in Italia con al fianco gli amici francesi, che ci mettono a disposizione il loro know how e grazie al quale risparmieremo anni e soldi».

Sul senso della dichiarazione fatta si sono e si stanno alzando innumerevoli critiche. Le perplessità sollevate a riguardo fanno riferimento, tra l’altro, alla presunta convenienza economica derivante dalla realizzazione di una o più centrali nucleari. Infatti i fautori del ritorno al nucleare paiono ignorare l’enorme quantità di denaro che occorre per realizzare una centrale, prima, e per smantellare la centrale alla fine del ciclo produttivo, dopo. Se l’investimento nella costruzione di tali impianti risultasse davvero conveniente non si spiega il perché non assistiamo ad una proliferazione delle centrali suddette, mentre aumentano in modo costante gli investimenti in altri tipi di produzione energetica, come le rinnovabili. In una società liberista come la nostra le tendenze del mercato sono più che un indicatore. Sono infatti 39 le centrali in costruzione, con progetti vecchi a volte di vent’anni.
Il governo italiano, giustamente, continua a ripetere che il costo della produzione di energia elettrica dal nucleare è inferiore a quello della produzione legata ai combustibili fossili, ciò che non dice è che i fattori che determinano questi costi sono innumerevoli e di difficile computazione. Innanzitutto va considerato l’investimento iniziale e i tempi di ammortamento dello stesso. Proprio per questo motivo in tutto il mondo si sta prolungando la vita delle centrali, una volta fissata in trent’anni, adesso estesa anche fino a sessant’anni, come è avvenuto di recente negli States. Ma ancora, il costo di una tale produzione dipende da fattori quali il prezzo del petrolio o la tassazione per l’emissione di CO2 (che naturalmente non deve diminuire). I risultati ottenuti dai vari studi pubblicati in questi ultimi anni, sugli effettivi costi della produzione di energia nucleare, non sono serviti a dirimere la questione. La complessità del problema affrontato dipende delle innumerevoli variabili in gioco e dalla loro particolare volubilità. Queste ricerche, volte a scoprire il costo di un MWh di energia nucleare, hanno delineato una forbice compresa tra i 24 e i 79 dollari.
Alla luce di questi dati, realtà come l’Economist (19 maggio 2001) o l’agenzia di rating Moody’s (in un “Commento speciale” dell’ottobre 2007), non propriamente tacciabili di ideologismo ambientalista, si sono espresse negativamente nei confronti del nucleare.
Infine, il massimo esperto dell’Enel, Giancarlo Aquilanti, in una audizione alla Camera ha specificato che per un impianto nucleare da 1.000 MW occorrono circa 2/2,6 mld per costruirlo, 350/650 mln per decommissionarlo e 800 mln per mettere a discarica le scorie. Pertanto il totale per l’intero ciclo di vita arriva a 4 miliardi di euro. Per avere dei riferimenti, una centrale termica a ciclo combinato (il tipo più efficiente in questo tipo di generazione) costa 700 milioni di euro per 1.000MW e una analoga potenza di eolico 1 miliardo di euro (facendo riferimento ai costi annunciati da Enel). La centrale finlandese in via di costruzione aveva un preventivo di 3 miliardi di euro (per 1.600 MW), ma la spesa risulta lievitata ad oggi di 1,5 miliardi e consta già di un ritardo di 2 anni sulla consegna.

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