L’AREVA UN COLOSSO DAI PIEDI D’ARGILLA?


Il premier italiano, Silvio Berlusconi, e il presidente francese, Nicolas Sarkozy, hanno siglato l’accordo che sancisce il ritorno, dopo 22 anni, al nucleare dell’Italia. Un ritorno presentato sotto i migliori auspici. Sicura convenienza economica, bassissimo impatto ambientale e risoluzione definitiva della cronica mancanza di energia elettrica nella Penisola.
Sarà l’Areva colosso francese e leader nel mondo per la costruzione di reattori nucleari a realizzare le quattro centrali di terza generazione sul territorio italiano. La tecnologia che verrà utilizzata per la costruzione delle centrali è la stessa che Areva sta utilizzando a Olkiluoto in Finlandia e a Flamaville in Normandia.

Ma chi sono questi dell’Areva? A chi si è affidata l’Italia per il ritorno al nucleare? Una prima risposta ci viene fornita dallo stesso Gruppo francese che nel febbraio scorso ha presentato il bilancio del 2008, tutt’altro che florido. Nell’ultimo anno il colosso francese ammette di aver avuto un calo degli utili del 20,7%. Il 2008 è stato per l’Areva un anno nefasto, il 25 novembre scorso ha dovuto rinunciare al progetto di sfruttamento della miniera di uranio del Midwest in Canada, il 5 dicembre, invece, il Sud Africa ha annullato la commessa per la costruzione di alcuni reattori nucleari e lo scorso gennaio la Siemens, storico partner, ha annunciato la volontà di scindere l’accordo con il colosso francese, arrecando un danno ipotizzabile intorno ai 2 mld di euro. Un divorzio che ha fatto crollare, inoltre, le quotazioni dell’Areva nella borsa di Parigi, quotazioni che hanno raggiunto, in febbraio, i 325 euro contro gli 820 euro del giugno scorso.
Una situazione economica aggravata pesantemente anche dai ritardi nel cantiere finlandese. I lavori contano già oggi un ritardo di 2 anni ed una lievitazione dei costi pari ad 1,5 miliardi di euro su i 3 previsti dal progetto. La centrale finlandese doveva esser consegna nel 2011, ma è dello scorso  17 ottobre la dichiarazione di Philippe Knoche, responsabile per Areva di Olkiluoto, che ha annunciato un ulteriore ritardo sulla consegna della centrale, slittata ora al 2012, dichiarazione pubblicata su “Les Echos”, testata appartenete al gruppo del “Financial Times”.
Questo stato di cose ha determinato il cambio di rotta di Anne Lauvargeon, numero uno dell’Areva, che all’inizio di febbraio è ritornata sui suoi passi, affermando l’importanza e l’inevitabilità della vendita di alcuni asset non strategici della Società da lei guidata.
L’anno horribilis del Gruppo guidato dalla Lauvargeon non può non conteggiare i due incidenti dello scorso agosto avvenuti in territorio francese. Il primo alla centrale di Tricastin, quando, a causa di un difetto del sistema di canalizzazione, vi fu la fuoriuscita di 74 chili di materiale radioattivo. Il secondo molto più modesto (tra i 70 e i 120 grammi), nella centrale di Romans-sur-Isère, nel Drôme. Due incidenti che naturalmente hanno riacceso le polemiche sulla sicurezza delle centrali nucleari.
Anche la costruzione di un altro EPR a Flamaville in Francia, cioè di una centrale nucleare di terza generazione, per intenderci come quelle che verranno costruite in Italia, sta incontrando numerose difficoltà e non solo di tipo economico. L’Autorità per la sicurezza del nucleare in Francia, l’ASN, ha ravvisato, infatti, una serie di problematiche di natura tecnica nel cantiere di Flamaville: l’utilizzo di cemento di qualità non adeguata, insufficienti strutture di rinforzo in acciaio alla base del reattore, saldature di cattiva qualità, scarsa qualificazione del fornitore del guscio di acciaio e controlli di qualità non sufficienti agli standard richiesti, stanno rallentando i lavori nel sito francese.
La situazione dell’Areva non può che peggiorare, dicono gli analisti, se il prezzo del petrolio rimane sotto i cento euro al barile e se Barack Obama rispetta le promesse elettorali sugli investimenti nelle energie rinnovabili.

Per approfondimenti ed info. www.greenreport.it

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