DIS-CARICA A BUTTINO


Qualcuno ne ha già parlato ma vorremmo anche noi fare la nostra parte nella divulgazione di una vicenda che al momento è ingiustamente stata relegata in secondo piano nella cronaca locale e che invece riguarda l’intera città di Ragusa e non solo.

C’era una volta, in una contrada chiamata Buttino, alle porte della città una cava. Il proprietario, il sig. Nuzzarello, voleva utilizzarla in qualche modo ma, cosa farci? Un bel giorno arrivò un signore/il sig. Chessari, titolare della Medi Costruzioni, con la soluzione: riempiamo la cava di pietre e ricreiamo l’antico altopiano che lì si trovava e poi ricostituiamo la flora autoctona. Era una bella pensata e i due decisero di andare al Comune per sapere se si poteva fare. Tutti credettero che fosse una magnifica idea, diedero le autorizzazioni dicendo che si poteva cominciare a lavorare al progetto. Chiamarono il posto “Centro di Recupero e Discarica Inerti”, cioè posto da riqualificare buttandoci dei materiali inattivi che comunque si devono togliere di mezzo. Il Comune preventivò qualche anno prima della completa attuazione del progetto, ma dopo questa prima fase nulla fu fatto in concreto.

Passò il tempo, per la verità più di quello che ci si aspettava, quando un giorno il proprietario del terreno si recò in Comune per accertarsi sullo stato dell’arte. Direte voi, il signor Chessari era riuscito a completare l’opera? No. Il proprietario scoprì che l’Asl, la Regione Sicilia e il Genio Civile erano di tutt’altro avviso, infatti avevano autorizzato il cambiamento di finalità d’uso della cava.  Nuzzarello così chiese aiuto e chiarimenti al Comune. E così rientra in scena il sig. Chessari forte dei suoi faldoni firmati e contro firmati: la cava sarebbe diventata una discarica di amianto.

L’amato/odiato materiale è la cosa che meglio resiste al fuoco, è un isolante e, siccome costa poco, fu usato nei più svariati campi: dai treni, alle coperture di edifici pubblici, ai recipienti per l’acqua ecc. ecc. Poi si scoprì che le polveri emesse dal suo disfacimento sono causa di gravissime ed incurabili malattie polmonari (asbetosi, carcinoma polmonare, mesotelioma, ecc.). Vabbè, gli sbagli si fanno, e lo Stato italiano decretò, non proprio prontamente, la sua messa al bando e la bonifica di tutte le strutture contenenti amianto (D.Lgs. 277/91 e successive modifiche). Come si rimuove? Ci sono tre modi per rimuoverlo e renderlo più o meno inoffensivo: la copertura (metodo temporaneo con cui viene incelofanato e interrato), l’incapsulamento (metodo temporaneo che prevede venga chiuso in box di cemento armato) e la rimozione (metodo definitivo con cui lo si cuoce a 700° per renderlo definitivamente inerte).

Il signore Chessari aveva proposto la seconda soluzione anche senza essere in possesso della concessione edilizia (ricordo che si tratta di un terreno agricolo) e dunque non fattibile a priori.

Il Comune inoltre notò che contrada Buttino oltre a essere densamente popolata è anche una zona molto ventosa, caratteristiche non conciliabili con le peculiarità dell’amianto e così non firmò l’autorizzazione. Questa vicenda, neanche a dirlo, preoccupa enormemente la popolazione della contrada, anche perché non esistono prove oggettive che la gabbia di cemento armato riesca a bloccare le particelle volatili dell’amianto. Inoltre, diversi abitanti hanno dichiarato di aver visto uno strano via vai di camion, che dovevano trasportare materiale di riporto nella cava, entravano pieni e uscivano di nuovo pieni (anche loro come voi si sono chiesti “di cosa?”), ma non solo, hanno anche documentato che alcuni di questi camion arrivavano in orari molto strani, la notte per esempio, e con una bella scorta. E si, gli inerti hanno bisogno di scorta.

Alla luce di ciò i cittadini di Buttino si unirono in un comitato spontaneo che, assieme al proprietario Nuzzarello, da circa un anno e mezzo, cerca di contrastare la nascita della discarica, che, diciamolo, sarebbe l’unica del Sud Italia.

Ad oggi la richiesta per lo smaltimento dell’amianto è altissima, va da sé che la realizzazione della discarica sarebbe immediatamente sommersa da richieste che renderebbero, a costi relativamente bassi con profitti molto alti. La realizzazione di un impianto operativo di rimozione e inertizzazione costa circa 10 milioni di euro, un budget molto alto ma che sarebbe comunque un buon investimento, non solo in quanto lo smaltimento costa circa la metà rispetto agli altri impianti ma anche perché con tutto l’amianto esistente in Italia si è calcolato che dieci di questi impianti potrebbero lavorare per ben 100 anni. Tuttavia la concorrenza delle discariche è molto forte prima di tutto perché per qualcuno sono una miniera d’oro, nonostante non risolvano il problema e nonostante siano più pericolose perché bisogna preventivamente macinare le lastre di amianto con il conseguente pericolo di dispersione di fibre. Inoltre, anche se non sembra provato che l’amianto ingerito sia pericoloso, una volta interrato non smette di esserlo e nelle discariche non sono previsti controlli di fibre sul percolato d’amianto. Quindi non è garantito che le fibre non raggiungano le falde acquifere anche in alte concentrazioni.

Se finora la discarica in contrada Buttino, a un passo anche dal nuovo ospedale di Ragusa, non è stata realizzata è stato solo per il parere contrario espresso dal Comune e per il solerte impegno del comitato cittadino ed è solo grazie a loro che per la prima volta, lo scorso 5 marzo, sono stati effettuati prelievi dei materiali contenuti nella “Discarica Inerti” finora mai svolti. Si aspettano ancora i risultati dei carotaggi ma in parecchi sostengono che già vi si trovi dell’amianto, e non solo … Staremo a vedere e, ribadendo la necessità di eliminare materiali pericolosi, sosteniamo e invitiamo a sostenere l’esigenza di interventi effettivi e duraturi piuttosto che momentanei, di interventi che facciano il bene comune e non del singolo, nel pieno della legalità e della trasparenza, in una parola di soluzioni.

 

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