DAVIDE DISSE A SAUL: NESSUNO SI PERDA D’ANIMO A CAUSA DI COSTUI. IL TUO SERVO ANDRÀ A COMBATTERE CON QUESTO FILISTEO


Periodicamente i nostri media si occupano della situazione mediorientale raccontandoci una guerra che dura ormai da più di sessant’anni. Una guerra fatta di umiliazioni, falsità e naturalmente morti, tanti morti.

I nostri politici e i nostri media ci hanno abituato a considerare Israele come una vittima della ferocia e dell’arroganza araba e palestinese. Un popolo, quello israeliano, tenuto sotto scacco dal leader iraniano Mahmoud Ahmadinejad e dallo sciovinismo e dal radicalismo di Fatah e di Hamas, tutto sempre sotto l’ombrello ambiguo dei paesi arabi moderati, come la Giordania, la Siria ed il Libano. Ma a guardare le cose con più attenzione le due facce di questa medaglia, il bianco e il nero di questa realtà, si mescolano confondendosi in un unico magma quanto meno irritante.

Il nostro pensiero piccolo borghese non fa altro che alimentare quel sentimento puerile fatto di commiserazione, verso uno Stato ricco e potente, e di ineluttabile condanna, nei confronti di un popolo vessato, ignorato e massacrato dalla potenza economico-militare di una delle nazioni più forti al mondo.

E’ di queste ultime settimane l’ennesimo annuncio del governo israeliano di voler costruire altri 1600 nuovi alloggi in Gerusalemme, città che il popolo di David continua a considerare come la sua Capitale, nonostante l’ONU ne ha sempre definito il suo status giuridico come internazionale e cioè al di fuori ed al di là delle pretese avanzate da Israele e dal popolo palestinese. La decisione di inizio marzo di Benyamin Netanyahu questa volta però è risultata come una sfida agli Stati Uniti di Obama, che inaspettatamente hanno bocciato la scelta israeliana pretendendo un dietro front dal governo di  Netanyahu, che per tutta risposta ha dichiarato: che non ci sarà alcun cambiamento nella politica di Israele su Gerusalemme, politica che non è mai cambiata negli ultimi 42 anni.

A nulla è servita la visita del vicepresidente degli Stati Uniti, Joe Biden, o l’esortazione del segretario di Stato Hillary Clinton, che aveva invitato Israele a compiere delle scelte difficili in nome della pace. Per tutta risposta il primo ministro israeliano, volato a  Washington per “chiarire” la posizione del suo governo, ha asserito: “non dobbiamo farci intrappolare da una richiesta illogica e irragionevole”, che tra l’altro proveniva proprio dal presidente Obama, ma non contento ha rincarato la dose e, Vecchio Testamento alla mano, dichiara: “Gerusalemme non è una colonia, è la capitale d’Israele … il popolo ebraico costruì Gerusalemme 3000 anni fa e continua a farlo ora”.

Bene se a questa ultima vicenda sommiamo, l’irrefrenabile politica espansionistica nei confronti dei territori palestinesi. La costruzione del muro, che oltre ad essere una barriera difensiva è lo strumento grazie al quale si impedisce il normale approvvigionamento di cibo e di farmaci, aggiungiamo l’utilizzo di armi non convenzionali, come: le cluster bombs, il fosforo bianco ed i metalli tossici (tungsteno, mercurio, molibdeno, cadmio e cobalto) utilizzati nei bombardamenti, munizioni la cui deflagrazione provoca nella popolazione leucemie, problemi di fertilità e gravi effetti sui nuovi nati, come malformazioni e patologie di origine genetica. Senza considerare infine le tante risoluzioni ONU contro Israele ed in favore dei diritti umani violati in Palestina dal ’48 ad oggi, la situazione mediorientale si arricchisce di nuove sfumature.

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