L’EPOPEA DEI LAVORI PUBBLICI A IBLA


Due anni di lavori hanno sensibilmente determinato l’economia degli esercizi commerciali di Ibla. Ritardi su ritardi hanno finito per esasperare gli animi dei commercianti, che lo scorso mese, più di una volta hanno chiesto spiegazioni ed aiuto al Comune di Ragusa.

Ditte inadeguate, la solita trafila dei subappalti, l’attesa spasmodica dell’approvazione dei finanziamenti, inamovibili cabine dell’Enel (sei mesi di ritardo per spostare una singola cabina dell’Enel), l’intervento del Prefetto, il maltempo e chi più ne ha più ne metta, tutta una serie di cose che ad oggi, e non si sa per quanto tempo ancora, obbligano Ibla ad essere un cantiere a cielo aperto. Un cantiere, aggiungiamo timidamente, che non pare a norma così delimitato, qui da una traballante ringhiera e là dalla classica fettuccia bianca e rossa, ma questa è un’altra storia. Il sindaco, Nello Dipasquale, parla, scusandosi, di una sfortunatissima serie di coincidenze che hanno determinato queste lungaggini.

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Scheda n°3 IL DECALOGO DEL RISPARMIATORE AMBIENTALE. Come contribuire a salvaguardare l’ambiente tutelando i tuoi risparmi


Riciclare una lattina di alluminio fa risparmiare il 90% dell’energia necessaria a produrne una nuova – 9kg di emissioni di CO2 per chilogrammo di alluminio! Per ogni kg di plastica riciclato si risparmiano 1,5 kg di CO2; per ogni kg di vetro riciclato, 300 gr di CO2; e per ogni kg di carta riciclata anziché essere gettata nei rifiuti si evitano 900gr di emissioni di CO2, oltre alle emissioni di metano.

Evitate il più possibile di creare rifiuti, dato che la maggior parte dei prodotti che acquistiamo regolarmente producono emissioni di gas ad effetto serra in un modo e nell’altro, durante la produzione, la distribuzione, ecc. per il vostro pranzo a sacco, usate un contenitore riutilizzabile, risparmiando l’energia necessaria alla produzione di contenitori usa e getta.

Scegliendo prodotti con imballaggi ridotti e riempiendo nuovamente i contenitori quando è possibile, contribuirete anche a ridurre gli sprechi di produzione e di uso dell’energia!

Acquistate con criterio: una bottiglia da 1,5 l richiede meno energia e produce meno rifiuti di una bottiglia da 0,5 l.

Riciclate i rifiuti organici – le discariche sono responsabili del 3% delle emissioni di gas ad effetto serra in Europa a causa del metano rilasciato dalla decomposizione dei rifiuti biodegradabili. Riciclando i rifiuti organici, o utilizzandoli per il compostaggio se avete un giardino contribuirete a risolvere questo problema.

Abbasso la carta da cucina! Una spugnetta o uno straccio ripuliscono meglio i liquidi versati: perché sprecare carta? Riduci gli sprechi e aiuterai gli alberi.

Basta buste di plastica o di carta! Le buste di plastica usate solo per qualche minuto possono restare nell’ambiente tra i 15 e i 1.000 anni. Non prendete una nuova busta di plastica ogni volta che fate la spesa: procurate una bella borsa riutilizzabile o in cotone e dite “no, grazie” alle buste di plastica o di carta.

Non sporcare! Evitate di buttare rifiuti per le strade, nella natura e (soprattutto!) nei canali di scolo. Questi rifiuti possono finire nel sistema di trattamento delle acque e sovraccaricare il processo di decontaminazione.

Smaltisci con attenzione! Portate i rifiuti elettronici presso un punto di raccolta locale o riportateli al negoziante in modo che possano essere trattati o riciclati correttamente. Le apparecchiature elettriche ed elettroniche contengono molte sostanze tossiche. Dalla metà del 2005, tutti gli Stati membri sono tenuti ad approntare sistemi di recupero per questo tipo di rifiuti.

Stampa meno! In ufficio, incoraggiate i colleghi a riutilizzare il lato bianco dei fogli e a stampare meno, archiviando e-mail e relativi allegati. Alcuni studi dimostrano che il consumo di carta negli uffici aumenta del 20% l’anno e che la tecnologia basata sul Web sta di fatto incrementando la stampa di documenti. In media ogni lavoratore usa 50 fogli formato A4 ogni giorno. E tu, devi davvero stampare?

Riutilizza la carta! Invece di usare un foglio di carta nuovo per la brutta copia, gira i fogli usati e scrivi sul lato libero. Utilizza prodotti in carta riciclata. Ricorda: ogni tonnellata di carta riciclata che sostituisce la carta vergine permette di salvare 17 alberi.

Portati una tazza! Se in ufficio bevi molto, procurati una tazza o un bicchiere in vetro o ceramica, in modo da non dover utilizzare recipienti usa e getta. Bevendo due tazze di tè al giorno, eviterai di gettare circa 400 bicchieri di plastica all’anno.

IL DECALOGO DELLA SOSTENIBILITÀ CITTADINA


E’ operativo l’accordo tecnico relativo allo scambio di tecnologie in materia di energie rinnovabili ed efficienza energetica tra il ministero dell’Ambiente italiano e il ministero dell’Energia indiano. A fare il punto della situazione è il ministro Stefania Prestigiacomo che ha incontrato il ministro delle Energie rinnovabili Farooq Abullah e il ministro dell’Ambiente Jairam Ramesh, al decimo Vertice sullo sviluppo sostenibile, organizzato dall’Istituto per l’energia e la ricerca (Teri) nel mese di Febbraio a New Delhi. La Prestigiacomo ha definito l’incontro tra le grandi economie emergenti Brasile, Sud Africa, India e Cina (Basic), il vertice della consapevolezza perché ha evidenziato la necessità di adottare un approccio nuovo per affrontare in maniera efficace il nodo dei cambiamenti climatici a livello internazionale. L’appuntamento, a suo parere, approfondisce e rinsalda i collegamenti fra sostenibilità ambientale e sostenibilità sociale ed evidenzia come i due temi non possano essere disgiunti.

Questo mese si celebra la quarta edizione della “Settimana per l’energia sostenibile”. Dal 22 al 26 marzo a Bruxelles e in tutte le città europee aderenti all’evento, consumatori e produttori di energia potranno partecipare attivamente a conferenze, workshop, attività didattiche e visite ad aziende ed impianti che producono o utilizzano energia rinnovabile e tecnologie per l’efficienza energetica. L’iniziativa si colloca nell’ambito della campagna sull’Energia sostenibile per l’Europa 2005-2011, finanziata dal programma Energia Intelligente – Europa 2007-2013 (EIE), volta alla sensibilizzazione pubblica e a promuovere la produzione e l’uso dell’energia sostenibile. La seconda edizione, quella del 2008, ha lanciato il Patto dei Sindaci (Covenant of Mayors) ossia quell’accordo che le città europee possono sottoscrivere per impegnarsi nella lotta ai cambiamenti climatici. Molte città hanno già iniziato un percorso verso la sostenibilità ambientale ed energetica attraverso la redazione di Piani Energetici Locali. Questi Piani rappresentano il punto di partenza per la predisposizione del Piano di Azione per l’Energia Sostenibile (SEAP) che individua l’obiettivo di ridurre le emissioni di gas climalteranti al 20% entro il 2020, quindi sollecita alla predisposizione di azioni (politiche e misure) idonee al raggiungimento di questa soglia.

Per contribuire al raggiungimento di questo obiettivo, l’Unione Europea pubblica periodicamente istruzioni che promuovono comportamenti sostenibili come ad esempio i consigli sul corretto riciclo dei rifiuti.

Recensione allo spettacolo del 19 febbraio. NATI IN CASA


Ci sono degli spettacoli o meglio delle manifestazioni artistiche davanti alle quali non si può che rimanere sconvolti. Quando l’artista riesce grazie alla sua techne a sfiorarti nell’intimo, lui ha raggiunto il suo obiettivo e tu non puoi che impallidire dinnanzi alla potenza e alla bellezza dell’arte. Se non avete visto lo spettacolo potrete sicuramente pensare che ad esagerare ci vuol poco e vi do ragione, ma aggiungo solo che un intero teatro è rimasto seduto ed in silenzio dopo la fine dello spettacolo, in attesa del rientro di Giuliana Musso e non per l’applauso di rito, ma per sentirla parlare un’altra volta.

“Nati in Casa” è uno spettacolo del cosiddetto teatro civile o di denuncia o come lo definiscono gli stessi autori in-civile. Un racconto brillante ed al contempo drammatico e non solo perché ogni tanto la Musso alleggeriva il peso dei fatti con delle battute studiate ad hoc, per colpirti là e farti ridere, ma perché lo spettacolo è diviso in due momenti precisi. I primi dodici minuti sono divertenti ed esilaranti perché ci raccontano le paure della partoriente e del come questa viene fatta partorire in ospedale. I restanti 45 minuti, invece, sono dedicati al tempo e all’atmosfera di quando si nasceva in casa, perché il parto è una questioni di tempi e questi sono di esclusiva pertinenza della donna incinta.

Lo spettacolo è una critica feroce alla mercificazione del corpo nella società odierna. Detto in altri termini è la riproposizione del tradimento di quella promessa fattacci dalla tecnologia di un sicuro e progressivo miglioramento delle nostre esistenze.

Il tempo è denaro, lo sentiamo dire troppo spesso e la cosa è ancor più drammatica quando questo tempo riguarda la vita umana.

Raccontando di Elena, Maria, Palmira e Gilda, quattro levatrici vissute lo scorso secolo, la Musso ha ricordato che cosa è un parto, la sua naturalità ed il fatto che ogni parto è una storia a sé. Quattro donne del nord-est, ignoranti, magari burbere e segnata dalla vita, che però erano consce del ruolo fondamentale che ricoprivano in quella società, loro erano deputate ad aiutare le partorienti, a seguirle in uno dei momenti più delicati della vita di una donna. La lacerazione della donna durante il parto era considerato un errore ed un orrore da evitare. La donna può e deve partorire senza lacerazioni. Oggi quei tempi si sono ristretti, sono diventati artificiali ed indotti, una donna se arriva in ospedale è perché deve partorire, allora era la levatrice che andava dalla partoriente e l’attendeva. Oggi la priorità è l’ospedale con i suoi costi, i suoi turni e i suoi tempi, in una parola la sua razionalità, allora era la madre e il bambino che portava in grembo che dettavano legge.

Tutto ciò è spiegato dalla Musso con i suoi gesti, cadenzati e misurati o modulato la sua voce all’occorrenza, ora greve, ora alta, ora squillante. Quegli stessi tempi parevano via via disegnati dai suoi passi, che pian piano costruivano una rete intorno allo spettatore sino al punto, che questi era lì, nella stanza della partoriente e quasi poteva sentire il tepore dell’acqua in ebollizione o l’odore delle lenzuola fresche di bucato.

La poesia del lieto evento raccontata alla Musso da una certa Rosetta oggi ostetrica disincantata, ma che assistette e si innamorò di questo mestiere in una notte del 1969 quando Elena, la levatrice, la comare fece partorire sua sorella Rosina, oggi, in parte, la si è persa indaffarati come si è a comprare, registrare, annotare cose che nulla hanno a che vedere con il parto.

DIDI’ LOVE Fuori dalla cerchia perbenista


Entrare a contatto con gente che ha perso il senso del pudore o meglio riacquistato la vera dimensione di naturalità e amore per il proprio corpo , è un colpo assestato alle convenzioni  un deja vù partito da chissadove e che arriva allo stomaco. Viene voglia di seguire l’esempio e liberarsi di strali attaccati al comune senso del pudore e a vetusti preconcetti, che probabilmente restano appiccicati a uno di noi. Ma c’è chi come Floriana è riuscita a coniugare la sua vita “normale”,( non a caso tra virgolette, visto poi che la normalità è un concetto soggettivo  ) e la sua spinta naturale all’esibire il suo corpo e prima ancora la sua essenza. Da questo processo di trasformazione e di cambiamento, aprendo il sipario, vediamo spuntare Didì Love. Provocazione e erotismo si confondono in un vortice naturale di sensazioni dovute al fascino della protagonista quanto a qualcosa che ci resta apparentemente senza spiegazione sospeso nelle nostre viscere, a volte più remote e nascoste perfino a noi stessi. La tappa della sua illuminazione esibizionista è stata Malta nel 2002, con l’ incontro fortuito con un fotografo straniero. Due anni dopo Didì Love inizia a lavorare con fotografi professionisti, assumendo il gusto per una decisa virata autoriale.

Questo è l’inizio del racconto di Floriana. Quando arriviamo all’incontro siamo avvolti da curiosità, un po’ pensierosi sul come far venire fuori gli aspetti più segreti della sua arte. Ci apre la porta una ragazza eterea e carnale quasi allo stesso tempo. Appena entrati notiamo subito dall’originale arredamento e composizione di colori della sua abitazione, che siamo difronte veramente a un modo di intendere la vita. Articoli di design, alcune foto e opere d’ artisti contemporanei, alcuni suoi ritratti. E i colori appunto, il rosa, il rosso spruzzati sulle pareti e il nero della sua alcova, una camera da letto dal misterioso effetto. Siamo in reciproco studio e attesa, e il caffè offerto dall’affabile padrona di casa  riesce a sciogliere le resistenza reciproche. Apriamo lo scrigno di parole e immagini. Piano piano la conversazione diventa il colloquio amichevole di ragazzi alle prese con argomenti e punti di vista su svariati aspetti della vita e della società. Floriana è donna, tentatrice, madre e compagna. È esibizionista come tutti ci dice, una caratteristica che perdiamo, ma per esempio i bambini hanno, come sua figlia d’altronde. La causa di tale perdita è in una certa cultura che ci viene inculcata, una cultura che ha paura dell’espressione del proprio corpo e che si riflette anche nelle chiacchiere da cortile di paese, con cui lei si scontra tutt’ora, parole che formano giudizi sprezzanti e fuorvianti, cosa che alla madre Floriana dà parecchio fastidio, tesa  a proteggere la sua vita e quella di sua figlia. A tutti piace piacere, lei non fa nulla per nasconderlo, questa è la verità . Lei  lo esprime nei suoi set di ritratto nudo, che vanno dal glamour al  toys, erotico, playboy style, pin-up, fetish, bondage tutti stili e cose che la fantasia gli propone come ammette. E ancora è lap-dancer, fa spettacoli  erotici, partecipa a workshop. Set che diventano cliniche con oggetti accessori, speculum dove si arriva alla penetrazione.

Dal 2004 lavora con fotografi professionisti tra cui Aldo Stefanni, Andrea Simoncini ma anche Saturno Buttò e Giuseppe Leone, artisti con cui collabora e progetta nuovi capitoli della sua carriera da Didì Love. Floriana ha un lavoro tradizionale, comunque, che gli piace e che continua  a svolgere con impegno e dedizione, quello di assistente infermieristica, cosa che tra l’altro gli permette di poter scegliere le possibilità artistiche che gli vengono proposte, facendolo autonomamente, senza agenti e influenze esterne. Ed è fondamentale in questo tipo di scelta l’idea del fotografo e il feeling che si instaura con lo stesso, vero stimolo per costruire una storia in cui immergersi, interpretare un personaggio e vivere momentaneamente in un altro mondo come ci rivela. Slacciata ormai la cintura di sicurezza ci confida la sua adolescenza complessa, lei bionda, chiara e fragile, bambina di “vetro” quasi, cosa che gli altri bambini le facevano notare e che le è pesato non poco. La conseguenza fu la chiusura in un suo mondo fino all’età di dodici anni in cui schiude le porte a un cambiamento fisico e mentale. Poi la voglia di provocare, il gioco e l’andare contro la famiglia, la società e il suo pensiero perbenista ha fatto il resto, compiendo la sua  metamorfosi.

se vuoi vedere un’ampia selezione delle foto con didì clicca qui

IL TG3 SI ACCORGE DELL’AEROPORTO DI COMISO


Lo scorso 19 febbraio Linea Notte, striscia di approfondimento del Tg3 in onda tutti i giorni dal lunedì al venerdì, si è occupata della nostra provincia.

Un piccolissimo servizio infatti è stato dedicato a quella che sempre più appare come l’ennesima cattedrale nel deserto, l’aeroporto di Comiso.

Al 31° minuto della trasmissione il conduttore passa la linea al giornalista Pier Damiani D’Agata che ha firmato il servizio sull’aeroporto “Vincenzo Magliocco”, da poco sotto i riflettori anche della Procura della Repubblica di Ragusa, che sta indagando sugli enormi ritardi e sulla progressiva lievitazione dei costi. Ricordiamo solo che l’aeroporto è stato inaugurato nel 2007. Il perché da allora ad oggi nessun aereo sia decollato o atterrato nella vecchia base Nato lo deciderà la magistratura, con buona pace di chi continua ancora oggi a parlare di un’imminente apertura dello scalo o di chi in questi anni ha dato la colpa dei troppi ritardi alla mancanza di cavi elettrici o alla latitanza di questi “introvabili” Vigili del Fuoco. In fondo se non avessimo fatto un aeroporto privato molti dei problemi che hanno determinato questi ritardi sarebbero stati superati grazie all’ENAC, che di norma si fa carico dei costi dei Vigili del Fuoco e dei controllori di volo. Ma il “Vincenzo Magliocco” (proprio un gran bel nome e di ciò ringraziamo il sindaco di Comiso Giuseppe Alfano) è di proprietà della So.A.Co (Società aeroporto Comiso) per il 35%, e per il 65% dell’InterSac holding, una società che fa capo, tra gli altri, all’onnipresente Mario Ciancio e alla SAC di Catania. Se poi vorremmo parlare di quali compagnie aeree un giorno utilizzeranno questo scalo la cosa si fa ancora più ardua, visto che sull’argomento vige un sacrale silenzio, nonostante questo sia un tema fondamentale visto che da ciò dipende l’importanza e l’indipendenza da Fontanarossa dell’aeroporto di Comiso.

Ma la cosa piuttosto divertente appare alla fine del servizio di D’Agata, che si imbatte nel meraviglioso sito web dell’aeroporto nostrano e si fa una semplice domanda: perché una piccola agenzia di viaggi di Ragusa gestisce questo sito web? Ha avuto un incarico ufficiale da parte della So.A.Co? A questo punto il giornalista della Rai non può che rivolgere queste domande ai diretti interessati, che naturalmente oltre a non saper cosa dire, rispondono indispettiti all’intervistatore invitandolo a spegnere la telecamera.

Ma questo Pier Damiani D’Agata da dove viene? Non sa che qui, a 100 chilometri più a sud di Tunisi, le cose le facciamo in casa? In piena intimità? Questo D’Agata non sa che nella terra che diede i natali a Verga, Pirandello e De Roberto il feudalesimo non è mai del tutto finito? Che lo status di vassalli e valvassori è ancora vivo e vegeto? E soprattutto che a queste latitudini i ruoli ed i compiti si confondono e si sdoppiano magistralmente.

Provate a immaginare di quale agenzia di viaggi si sta parlando…. Si attendono le vostre risposte ed ipotesi!

Per guardare il video clicca qui


SCUSATE MA IL CONCERTO è STATO ANNULLATO


PER MOTIVI A NOI SCONOSCIUTI IL CONCERTO è STATO RIINVIATO A DATA DA DESTINARSI…..

L’Associazione Culturale Wartoy, operante nel campo della comunicazione visiva, attualmente impegnata in progetti di divulgazione sociale video-fotografica in Italia, Congo e Perù, propone una serata all’insegna della Word Music, della sperimentazione sonora, della permeazione tra generi e culture distanti.
Amana Melomè, poliedrica artista statunitense, ha esordito con l’album “Indigo Red”, dove sono presenti musicisti come Vinnie Colaiuta e Reggie Hamilton e distribuito dalla prestigiosa Irma Records, un armonioso intreccio di stili: dal Blues/Neo Soul al Funk, dal Jazz alla Bossa. Il suo è un jazz globale, morbido, che si mischia a tante sonorità diverse per creare un melting pot affascinante ed incantevole.
Amana si esibirà il prossimo sabato 6 marzo in trio acustico a Ragusa, in un contesto raccolto e accogliente: il nuovissimo auditorium Scuola dello Sport.
L’evento è promosso dalla Provincia Regionale di Ragusa e dall’ Assessorato allo Sport e Tempo Libero. Il ricavato andrà alla missione Waibraimu Muhanga, nella Repubblica Democratica del Congo, dove Wartoy ha avviato un progetto di documentazione sulle condizioni di vita nelle zone colpite dalla guerra civile.

 

Posto unico non numerato € 10,00

Info e prevendite: 3335434247, wartoyitaly@gmail.com