la confusione del giustizialista berlusconi


Le elezioni si avvicinano e gli scandali si accumulano. la tensione si fa palpabile e il Cavaliere, che teme l’ennesima deblacle regionale, corre ai ripari e fa un po’ di confusione o ci getta in confusione.

E’ di pochi giorni fa l’ultima delle sue uscite in favore di un parlamento pulito. via i corrotti, via chi è in odor di mafia, via i ladri e i concussori, cioè chi ha recato danno alla pubblica amministrazione. Bravo verrebbe da dire, ma non erano le proposte del populista Grillo e del giustizialista Di Pietro?

Ok, ma si sa, in guerra e in amore tutto è permesso. Ovvero dire tutto e il contrario di tutto, persino incanalarsi nel solco già tracciato dal suo acerrimo nemico (e non avversario, che è Di Pietro).

E così mentre in parlamento si lotta per annullare decine di processi con quella riformuccia targata Alfano/Berlusconi, che più che risolvere i problemi della giustizia piomba come una scure sugli ultimi residui di legalità del Bel Paese. Mentre in parlamento si lotta per rendere impossibile o inservibile lo strumento delle intercettazioni, la campagna elettorale ha inizio in nome e per conto della legalità, ma quale?

Certo ci sarebbe da ridere se il parlamento prendesse in seria considerazione le affermazioni del premier e approvasse una leggina che ripulirebbe il potere legislativo dai vari malfattori che lo appestano da sempre. Ci sarebbe da ridere perché il primo a doversene andare è proprio lui insieme a gran parte del suo entourage, ci sarebbe da ridere anche perchè i vari partiti di destra e di sinistra, di centrodestra e di centrosinistra si troverebbero a dover risolvere un bel po’ di problemi, il primo fra tutti? Ma è ovvioCome e dove troverebbero i 945 parlamentari per ricoprire i rispettivi scranni parlamentari?

Alcuni illustri commentatori, tra i quali ricordiamo il moderatissimo Paolo Mieli, paventano una seconda e più devastante Tangentopoli, ma no rispondono dalla maggioranza: siete i soliti catastrofisti! Peccato che i vari scandali oltre a colpire i vertici dello stato, più o meno direttamente, delineano una situazione piuttosto organica e sistematica di questo mal costume.  

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