PARCO DEGLI IBLEI, TRA FALSITA’ E DISINFORMAZIONE


La visita dei nostri amministratori locali al ministro dell’ambiente, Stefania Prestigiacomo, lo scorso 26 gennaio, rappresenta un importante spartiacque nell’annosa questione sul Parco nazionale degli Iblei. Infatti dopo quel fatidico martedì l’unanime coro di NO stranamente si è trasformato in piena soddisfazione per “la necessità – sono parole del sindaco Nello Dipasquale – di aprire una discussione sull’istituzione del Parco Nazionale degli Iblei”. Ed occorreva andare fino a Roma per scoprire che i nostri politici dovevano mettersi a lavorare, già da tempo, per stabilire e proporre a Regione e Ministero, perimetrazione e zonizzazione del Parco?

I nostri rappresentanti, forti di un documento sottoscritto da nove sindaci della provincia di Ragusa e da alcuni onorevoli, hanno chiesto al ministro “una meditata riconsiderazione degli orientamenti assunti relativamente all’istituzione del Parco degli Iblei nel senso di lasciare alle istituzioni locali ed alle forze produttive del territorio gli spazi che alle stesse competono in ordine ai contenuti da dare alla disciplina del Parco”. Ma questa delegazione prima di andare dal ministro ha letto la legge quadro n° 394 del 6 dicembre del 1991 ed in particolar modo gli artt. 9, 10 e 11?
Qui la questione non è Parco Si o Parco No, anche perché ad istituire il Parco Nazionale degli Iblei è stata la Finanziaria del 2007. Adesso o cambiano la legge o cambiano la Costituzione sovraordinando le leggi locali a quelle nazionali, ma finché nulla di tutto ciò accade il Parco va fatto. Il problema non è neanche rappresentato da questa famigerata “Imposizione dall’alto” contro cui tutti si scagliano, visto che non esiste nessuna perimetrazione e zonizzazione ufficiale del Parco, ma solo una ipotesi di zonizzazione contenuta nel libro “Parco degli Iblei”, edito da Argo Software, cioè da un gruppo di cittadini sensibili alla questione. La domanda, invece da farsi sarebbe un’altra, perché dal 2007 ad oggi i nostri politici non hanno fatto nulla? Perché il tavolo tecnico, istituito nel 2008, ed unica espressione ad oggi di una volontà concertativa, non si è mai riunito?
Comunque il ministro ha dato tre mesi di tempo per presentare una prima bozza di progetto. Da quel 26 gennaio le dichiarazioni di questo o quel politico si sono sprecate. Illuminante è stata la conferenza tenutasi, lo scorso 30 gennaio, alla Camera di Commercio di Ragusa. Il gruppo più nutrito degli astanti era composto dai politici, naturalmente scettici se non proprio contrari all’istituzione del Parco. Si è parlato tanto, specie dei timori per l’economia e della sostanziale inutilità del Parco. Inutile perché “non esistono essenze autoctone negli iblei” (falso, visto che delle 3000 specie di piante presenti in Sicilia, 1500 sono negli iblei e di queste il 5% è endemico), perché è improbabile un ritorno economico (altra falsità basterebbe consultare gli studi di settore). Ma si è discusso pure della necessità di presentare prima degli altri un progetto di zonizzazione. Perché quanto prima? Più progetti vengono presentati, maggiore sarà la coralità che darà vita al Parco. Perché continuano a parlare di concertazione, quando, in effetti, si vuol tenere ai margini di questo confronto alcuni attori, che di diritto sono chiamati in causa dalla specificità della materia?
La Provincia Regionale di Ragusa ha messo sul tavolo di questa discussione la sua proposta, ovvero il piano territoriale provinciale. Quale è adesso la proposta del sindaco Nello Dipasquale? Del presidente della CCIAAA, Pippo Tumino, degli onorevoli Innocenzo Leontini, Orazio Ragusa, Roberto Ammatuna, Riccardo Minardo e di Giuseppe Drago?

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