CALVI, LA P2 E IL BANCO AMBROSIANO


Quando nel 1981 vennero scoperti gli elenchi della P2 Roberto Calvi fu spacciato, ed in pochi mesi fu arrestato, incriminato e condannato. Bettino non sapendo cosa dire in Parlamento inveii contro i magistrati che avevano arrestato Roberto Calvi. Bettino in nome di un ipotetico quanto improbabile garantismo si scagliò contro: “l’uso strumentale delle manette” ed ancora contro “gli eccessi moralizzatori della campagna maccartista sulla P2”. Una reazione strana, che apparve del tutto normale, però, quando si scoprì che il Banco Ambrosiano aveva versato 7 milioni di dollari al PSI tramite il famoso Conto Protezione, comparso per la prima volta nelle carte di Licio Gelli, i cui segreti furono svelati da Silvano Larini.

La vicenda è estremamente complessa e nebulosa, come tutta la storia della P2 e del Banco Ambrosiano, legato alla mafia e allo IOR di Paul Marcinkus.

Silvano Larini, uomo di fiducia di Craxi, nel 1993 raccontò al pm Antonio Di Pietro la natura del Conto protezione. Alla luce di quelle rivelazioni vennero condannati Bettino Craxi, Claudio Martelli, Silvano Larini e Licio Gelli. Dopo sei anni però la Corte di Cassazione annulla quasi tutte le condanne relative al “Conto Protezione”, è il caso di Bettino Craxi, Claudio Martelli e Licio Gelli. L’unico condannato risulta  Silvano Larini, colui che permise di svelare parte dei segreti del Conto protezione.

Nonostante l’esito giudiziario la Commissione parlamentare sulla P2 ha evidenziato un continuo flusso di denaro tra l’ENI, allora feudo socialista, o le società ad essa annesse e il Banco Ambrosiano, il perché di questi movimenti non è a tutt’oggi chiaro. Così, la storia di questi finanziamenti finisce inevitabilmente per intrecciarsi alla drammatica vicenda delle rivelazioni fatta da Calvi nel carcere di Lodi la notte del 2 luglio del 1981, quando parlò del prestito di 21 milioni di dollari fatto al Psi, dei quali soltanto sei milioni era stati restituiti.

Quando nel 1981 Franco Bassanini, Tristano Codignola, Enzo Enriques Agnoletti, Elio Veltri, Gianfranco Amendola e Paolo Leon chiesero chiarimenti al PSI sulle: “oscure manovre di tipo economico e finanziario che si svolgono per opera di cosche spregiudicate e mafiose. La questione delle tangenti Eni non è stata mai chiarita fino in fondo – si leggeva in quel documento – Non risulta chiarito il rapporto intercorso tra il Psi e il banchiere Roberto Calvi, né le ragioni delle ripetute prese di posizione di esponenti del partito in suo favore. Ingiustificabile è il modo con il quale è stata gestita la questione P2… Il pretestuoso attacco alla magistratura milanese rea soltanto di aver fatto il proprio dovere… ha offerto l’impressione che il Psi non avesse interesse affinché piena luce venisse fatta”. I cinque intellettuali furono espulsi dal Partito e Craxi liquidò la faccenda dicendo che c’era stata una miniscissione di alcuni “vagabondi della politica”.

In fine va ricordata la dichiarazione del pentito di mafia Antonino Giuffrè che a proposito del Banco Ambrosiano dichiarò: “nel Banco Ambrosiano c’è stata un’immissione di denaro e di capitali che ha contribuito a fargli acquisire importanza, e in questo entra Cosa nostra che investe in questa banca i suoi capitali. Mi sembra di ricordare che il Banco Ambrosiano aprì anche agenzie all’estero. Per ottenere tutto questo è stata necessaria anche una buona copertura politica”. E a questo proposito Giuffrè ricorda che i «protettori» politici di Calvi erano stati Giulio Andreotti e Bettino Craxi e che la Dc e il Psi avrebbero ricevuto finanziamenti da parte del Banco Ambrosiano.

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