CRAXI E L’AMOR DI PATRIA


Il 7 ottobre del 1985 un gruppo di terroristi legati all’OLP di Araf sequestra la nave da crociera Achille Lauro. Dopo lunghe trattative l’Italia riesce a farsi consegnare la nave con tutti i passeggeri in cambio di un salvacondotto per i terroristi, che dovevano essere trasferiti in Tunisia, nazione alleata della Palestina di Araf. Pochi giorni dopo si scoprì, però, che l’americano, Leon Klinghoffer, ebreo e paralitico, era stato barbaramente assassinato e buttato in mare.

Gli States, che sino ad allora si erano tenuti in disparte, intervennero militarmente  e con dei caccia intercettarono il boeing italiano che stava traducendo i terroristi in Tunisia e lo fecero atterrare nella base Nato di Sigonella, chiedendo allo Stato italiano la consegna di Abu Abbas. Craxi magistralmente, gliene va dato atto, intervenne con i carabinieri che circondarono i militari americani in difesa del boeing, di Abu Abbas e di (i due mediatori/terroristi) presenti nell’aereo. In fondo il reato era stato commesso sul suolo italiano e perciò spettava all’Italia condannare o meno i terroristi. Dopo un lungo braccio di ferro Ronald Reagan abbassò le armi e l’aereo poté ripartire per Ciampino, questa volta scortato dall’aereonautica militare italiana.

E qui il capolavoro di Craxi si trasforma in un meschino piacere a degli assassini. Giunti a Roma i due terroristi furono caricati su un altro aereo che lì condusse verso la libertà, prima in Jugoslavia e poi in Libia dal Colonnello Gheddafi. Nel 1986 la giustizia italiana condannò Abu Abbas in contumacia per l’assassinio di Klinghoffer.

Nel 1990 Abbas dovette riparare nell’Iraq di Saddam Hussein, dove nel 2003 verrà catturato dall’esercito statunitense durante la prima Guerra del Golfo. Morirà meno di un anno dopo in mano americana, l’Italia, non si capisce il perché, non appena seppe del “ritrovamento” di Abbas ne aveva chiesto l’estradizione.

CALVI, LA P2 E IL BANCO AMBROSIANO


Quando nel 1981 vennero scoperti gli elenchi della P2 Roberto Calvi fu spacciato, ed in pochi mesi fu arrestato, incriminato e condannato. Bettino non sapendo cosa dire in Parlamento inveii contro i magistrati che avevano arrestato Roberto Calvi. Bettino in nome di un ipotetico quanto improbabile garantismo si scagliò contro: “l’uso strumentale delle manette” ed ancora contro “gli eccessi moralizzatori della campagna maccartista sulla P2”. Una reazione strana, che apparve del tutto normale, però, quando si scoprì che il Banco Ambrosiano aveva versato 7 milioni di dollari al PSI tramite il famoso Conto Protezione, comparso per la prima volta nelle carte di Licio Gelli, i cui segreti furono svelati da Silvano Larini.

La vicenda è estremamente complessa e nebulosa, come tutta la storia della P2 e del Banco Ambrosiano, legato alla mafia e allo IOR di Paul Marcinkus.

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“DECRETO/I BERLUSCONI”


E’ il 16 ottobre 1984. Alle 20 e 20 in Piemonte, Lazio e Abruzzo, sugli schermi Fininvest appare la scritta: “Per ordine del pretore è vietata la trasmissione in questa città dei programmi di Canale5, Rete4 e Italia1, regolarmente in onda nel resto d’Italia”. La motivazione di una tale decisione era legittimata dal fatto che la Fininvest trasmetteva su scala nazionale e la legge di allora non lo permetteva.

Berlusconi infatti in barba a qualsiasi norma riusciva a trasmettere a livello nazionale con il metodo del “pizzone”, ovvero prima registrava il palinsesto e poi lo spediva alle varie reti locali che lo trasmettevano, a questo punto intervennero i pretori suddetti. Risultò ineluttabile l’intervento governativo in favore di Berlusconi che rischiava il tracollo finanziario se i pretori d’Italia si fossero mossi come i loro colleghi del Piemonte, del Lazio e dell’Abruzzo. E così quattro giorni dopo quell’imposizione Bettino da Londra dichiara la necessità di convocare un consiglio dei ministri straordinario per dirimere la questione.

Il 20 ottobre del 1984, il consiglio dei ministri approverà il “Decreto Berlusconi”, legalizzando in via provvisoria l’interconnessione funzionale, ossia la tecnica del “pizzone”. L’Anti, l’Associazione delle tv locali, grida allo scandalo e parlerà di “attentato alla costituzione, un autentico golpe” volto “a salvare il monopolio di Berlusconi”. Il decreto però doveva ancora passare dalle forche caudine del Parlamento, dove infatti con sedici voti di scarto e una sessantina di franchi tiratori la Camera bocciò il “Decreto Berlusconi”. Ma Bettino non si arrendeva facilmente e dopo essersi accordato con De Mita e i comunisti, regalandogli la direzione della terza rete rai, ripropose il, ponendo questa volta la fiducia. Siamo giunti così al 4 febbraio del 1985, il decreto diviene legge e il monopolio della Tv privata fu salvo.

CRAXI E LA POLITICA ECONOMICA


Quando Craxi fu Presidente del Consiglio il debito pubblico crebbe enormemente, passando dai 235.520 milioni di euro del 1983 a i 460.418 milioni di euro del 1987, cioè in soli 5 anni il rapporto deficit/pil passò dal 70,3% all’88,6% (vedi tabella a lato). Vero è che dal 1965, anno in cui il debito pubblico ammontava al 35,02% del Pil, il debito pubblico crebbe progressivamente sino a raggiungere le cifre da capogiro che noi tutti ben conosciamo, ma altrettanto vero è che la crescita in quei cinque anni craxiani segnò un record ad oggi insuperato e forse insuperabile. In questa performance avrà inciso o no il malaffare di marca socialista? Se grazie a Craxi a Milano 1 km di metropolitana costò 192 miliardi contro i 45 miliardi della metro di Amburgo, possiamo dedurre che quelle come altre tangenti hanno contribuito ad incrementare il debito pubblico italiano? Ed ancora, è tanto assurdo usare ciò a detrimento dell’immagine del politico Craxi?

Ma abbandoniamo le tangenti e guardiamo il suo operato squisitamente politico.

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