Parco degli Iblei, tra appetiti ed un “NO” concertato


Oggi si farà un po’ di chiarezza. I nostri amministratori locali sono volati  a Roma, dal ministro Prestigiacomo, a portare, come dice qualcuno, il dolore del popolo ragusano.

Giuseppe Tumino e Nello Dipasquale. Presidente della Camera di Commercio di Ragusa e Sindaco di Ragusa

Naturalmente stiamo parlando del Parco degli Iblei, questo eterno sconosciuto: odiato, temuto ed osteggiato.

Tutti parlano di parco, tutti hanno la ricetta pronta, tutti parlano di concertazione, di confronto, di sinergia. Nessuno però muove un solo dito al fine di realizzare un tavolo tecnico (che tra l’altro già esiste) capace di sviscerare concretamente le opportunità e i malus che l’istituzione di un parco comporterebbe.

Qualcuno si è preoccupato, fra questi fautori del “NO” concertato, di andare a vedere cosa il parco ha rappresentato e rappresenta concretamente per le economie locali? Lì dove è già una realtà. E non stiamo parlando del Parco Nazionale d’Abruzzo, ma di quelli siciliani e calabresi o di quello Toscano che è per metà privato e per metà pubblico. Sì metà privato e metà pubblico, e se esiste un privato che investe in un parco….

Mi domando come questi fautori del “NO” concertato possono chiudere la faccenda dicendo che il Parco non serve a nulla, perché qui non abbiamo gli stambecchi (testuali parole di Nello Dipasquale) o che le nostre bellezze naturalistiche non sono appetibili per il turista, “mica siamo sui Monti della Meta”, gli fa eco il suo omologo rivierasco.

Giusto e sacrosanto, ma a questo punto mi sembra alquanto nefasto investire tante energie sul turismo qui in provincia di Ragusa, in fondo le nostre bellezze architettoniche, storiche e artistiche non sono minimamente paragonabili a quelle di Venezia , a quelle romane o fiorentine ed ancora, il nostro barocco non è neanche tra i più belli d’Italia, basti guardare quello di Lecce. Quindi vuol dire che stiamo sbagliando tutto e che l’Unesco ha preso una grossa cantonata. 

E’ a dir poco irritante la partigianeria tramite la quale i soggetti istituzionali e non si schierano contro il parco parlando di confronto. Ancor più preoccupate, però, mi appare il leit motiv delle ultime settimane, ovvero questo presunto sentimento di indipendenza che farebbe scagliare questi personaggi contro “una volontà imposta dall’alto”. Ovvero la legge quadro n° 394 del 1991, che stabilisce all’art. 9:

3. Il Presidente è nominato con decreto del Ministro dell’ambiente d’intesa con i presidenti delle regioni o delle province autonome di Trento e di Bolzano nel cui territorio ricada in tutto o in parte il parco nazionale. Il Presidente ha la legale rappresentanza dell’Ente parco ne coordina l’attività, esplica le funzioni che gli sono delegate dai Consiglio direttivo, adotta i provvedimenti urgenti ed indifferibili che sottopone alla ratifica del Consiglio direttivo nella seduta successiva.
4. Il Consiglio direttivo è formato dal Presidente e da dodici componenti, nominati con decreto del Ministro dell’ambiente, sentite le regioni interessate, scelti tra persone particolarmente qualificate per le atti vità in materia di conservazione della natura o tra i rappresentanti della Comunità del parco di cui all’articolo 10, secondo le seguenti modalità:
a) cinque, su designazione della Comunità del parco, con voto limitato;
b) due, su designazione delle associazioni di protezione ambientale individuate ai sensi dell’articolo 13 della legge 8 luglio 1986, n.349, scelti tra esperti in materia naturalistico-ambientale;
c) due, su designazione dell’Accademia nazionale dei Lincei, della Società botanica italiana, dell’Unione zoologica italiana, del Consiglio nazionale delle ricerche e delle Università degli studi con sede nelle province nei cui territori ricade il parco; in caso di designazione di un numero superiore a due la scelta tra i soggetti indicati è effettuata dal Ministro dell’ambiente;
d) uno, su designazione del Ministro dell’agricoltura e delle foreste;
e) due, su designazione del Ministro dell’ambiente.

 A questo punto mi sorge un dubbio, tutto questo gran polverone non sarà frutto della paura di perdere potere? E non indipendenza, ma potere, su un territorio che più che esser rappresentato viene pensato come proprio.

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