PARCO DEGLI IBLEI O PARCO DELLE IDENTITÀ?


Palmento

Del Parco degli Iblei se ne parla ormai da circa vent’anni. Due decenni che non hanno aiutato minimamente la popolazione e le amministrazioni a capire cosa è un parco, a cosa serve, cosa tutela e cosa promuove. La confusione e la disinformazione regnano sovrane.
Qualcuno è fermamente convinto che l’istituzione di un parco sarebbe un errore, in quanto ingesserebbe l’economia e riproporrebbe un modello naturalistico fallimentare, rappresentato oggi dalle riverse dell’Irminio e del Pino d’Aleppo, zone effettivamente degradate e delle quali non si capisce l’utilità, neanche da un punto di vista ambientale.
“Chi si è espresso contro l’istituzione di questo parco – ha dichiarato Nanni Di Falco, guida ambientale ed escursionistica – ha dimostrato solo di non sapere ciò di cui si sta parlando, visto che continua a confonderlo con le riserve.

Il parco così come lo intendiamo noi va inteso come un modello di sviluppo alternativo, all’interno del quale ci sono città, comunità, zone rurali, aree dove è permessa la caccia e naturalmente zone integrali, come il fondo valle delle cave”.
La differenza tra la riserva, così come la conosciamo nel nostro territorio, e il parco è sostanziale. Il parco è un istituto finalizzato alla fruizione, anche perché esso nasce e si sviluppa sull’intima relazione sussistente tra uomo e territorio. Un rapporto che dura da millenni e di cui il territorio medesimo, così come l’uomo ibleo, ne porta i segni. Ecco perché quando si parla di Parco è sbagliato racchiuderlo in una sola categoria sia essa quella naturalistica o culturale.
Iniziamo col dire che l’eventuale Parco degli Iblei rappresenterebbe l’8% dell’intera Sicilia, ovvero sarebbe il più grande dell’isola ed uno dei più grandi in Italia. Costituito per il 57% dal territorio siracusano, per il 30% da quello ragusano, mentre il restante riguarderebbe la provincia catanese. Va fatto notare, inoltre, che delle 3000 specie di piante presenti in Sicilia 1500 sono presenti negli iblei, di queste 1500 il 5% sono endemiche. Caratteristica non proprio da sottovalutare in una terra insulare.
Da un punto di vista squisitamente naturalistico questo territorio, quindi, ha un valore inestimabile. Questa area estendendosi dal mare sino al Monte Lauro riesce ad annoverare al suo interno piante proprie del deserto tunisino ed algerino (come la cicoria spinosa e la ginestra bianca), della macchia mediterranea (come il carrubo, l’ulivo ed il leccio) e ancora specie proprie degli ambienti montani (come il bucaneve e il cerro).
“Forse, però, la caratteristica su cui bisognerebbe accendere i riflettori –  afferma Paolo Uccello, guida naturalistica e documentarista – è l’identità di questo territorio, un’omogeneità culturale vecchia di millenni, fatta di tradizioni popolari, storiche e religiose. Non c’è un angolo – continua Paolo Uccello – di questo territorio che non conservi un abbeveratoi, un edicola votiva, un trappeto (frantoio) o un palmento; gli iblei sono un ecomuseo all’aperto”. Questa omogeneità la ritroviamo anche negli antichi mestieri che accomunavano le economie delle genti del siracusano e del ragusano, si pensi ai carbonai o alle attività legate alla pietra calcare, da cui si estraeva la calce, e alla pietra da taglio, destinata ad abbellire i palazzi nobiliari del catanese e del messinese.
Parco delle Identità lo si potrebbe chiamare. Una identità geologica, antropologica e naturalistica ravvisabile nella lingua, nei detti popolari, nelle feste e nelle credenze magico-religiose, che accomunano questi popoli. Non dimentichiamoci dei festeggiamenti in onore di San Paolo e della tradizione dei “ciarauli” e “ro scantu”. Oppure di quei due divieti che ci raccontano delle influenze pagane ancora vigenti in queste terre. Come l’impossibilità di bruciare l’aratro, strumento con il quale il contadino fecondava la terra, pena la dannazione eterna o l’uccisione dei gatti, di diretta derivazione egizia.
“Una storia antichissima – prosegue Paolo Uccello – spezzata dalla nascita delle zone industriali, una storia che potrebbe essere recuperata e tutelata anche tramite l’istituzione del Parco, che andrebbe a ricostituire tutto una serie di legami cancellati dal tempo”.
L’istituzione del Parco è un’opportunità, lo si è detto più volte, un’opportunità culturale, naturalistica ma anche economica, basterebbe osservare come i trend demografici, economici e turistici cambiano in quelle zone dove vengono istituiti i parchi, si pensi al Parco dell’Aspromonte o a quello delle Madonie. “Queste zone, atavicamente depresse, hanno visto le loro economie rinascere – continua Paolo Uccello – grazie all’ingresso di flussi turistici insperati e alla creazione di un marchio dei prodotti del parco. La cosa importante è quella di non chiudersi a riccio, di non isolarsi, non bisogna credere che possiamo bastare a noi stessi. Occorre invece che la gente prenda consapevolezza e si appropri del suo territorio. Oggi fare sistema è diventato una necessità, solo tramite la sinergia delle forze in essere si possono superare tutta una serie di difficoltà altrimenti insormontabili. I parchi occupano, occupiamoci dei parchi”.

Annunci

Un pensiero su &Idquo;PARCO DEGLI IBLEI O PARCO DELLE IDENTITÀ?

  1. Pingback: il parco degli iblei e le lobby del ragusano « Attituderagusa's Blog

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...