le proposte impossibili del partito dell’amore


La storia si ripete. Cambia il segretario del PD e il centro sinistra prova a dialogare con Berlusconi, che prima strizza l’occhio e poi sbatte la porta in faccia al possibile interlocutore.

Veltrusconi

Come dimenticare il tentativo di Walter Veltroni durato poco più di sei mesi, iniziato alla fine del 2007 e conclusosi tristemente il 25 giugno del 2008? Le cosiddette prove di dialogo tra i due leader, prove talmente stucchevoli che Giuliano Ferrara si sentì in dovere di coniare il termine Veltrusconi, si infransero sui soliti problemi. In primis la giustizia, poi anche l’elezione del presidente della vigilanza Rai (che tradotto in altri termini significa mancanza di pluralismo) ed in genere  la solita veemenza del premier scagliata contro chi lo contesta.

Non contenti i ragazzi del PD ci riprovano, nuovo segretario e vecchie proposte. La cosa divertente e che sono bastati solo 18 giorni per rendersi conto che un accordo di governo con Berlusconi appare impossibile. Solo ieri, 2 gennaio 2010, il ministro Brunetta ha fatto una proposta choc, cambiamo anche la prima parte della Costituzione, anche il primo art:

L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.

Paolo Banaiuti

Quale minoranza di governo o quale partito o persona sana di mente potrebbe accettare questa proposta? Che cosa c’è in questo articolo da dover modificare? Il fatto che l’Italia è una Repubblica o il fatto che il lavoro è messo al centro dei valori di questo stato? Come se non bastasse il silenzio assordante dei suoi compagni di sventura, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Paolo Bonaiuti fa una piccolissima precisazione in materia di giustizia, che da il senso e i margini di questa strampalata alleanza. Parlando di processo breve e di leggittimo impedimento afferma:

Non c’è il minimo dubbio, perchè non si tratta di leggi ad personam come fingono di non capire certi esponenti dell’opposizione, si tratta di una giustizia ad personam che ha colpito il presidente del Consiglio

La ricetta o il canovaccio è sempre uguale. Il centrosinistra prova a dialogare, il centrodestra, entusiasto, tende la mano ponendo, però, un paio di condizioni: la giustizia va riformata secondo la nostra volontà, qualsiasi vostro appunto deve essere formale e mai sostanziale, altrimenti l’accordo fallisce per colpa vostra. In fondo “noi siamo stati investiti di un’autorità illimitata da meno della metà della popolazione avente diritto al voto”.

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