la Gelmini & Berlusconi. Il nuovo significato del significante "dialogo".


Grazie a Berlusconi ed al suo governo abbiamo imparato in quindici anni a reinventare il significato di tante parole, abbiamo scoperto la bellezza, il fascino, della mistificazione, della ritrattazione, ci siamo lasciati, e a buon diritto, sedurre dalla reinterpretazione di concetti che oramai credevamo assodati, come democrazia, divisione dei poteri e la loro relativa indipendenza, nonché alcuni pilastri della storiografia come fascismo, confino, libertà e liberismo.

L’ultima lezione, ma solo in ordine di tempo, è quella che riguarda il significato di dialogo. Un termine che avevamo imparato a conoscere collegandolo all’insegnamento socratico, ma si sa i tempi cambiano, le cose mutano ed il pensiero non può e non rimane ancorato a vecchi paradigmi. Il dialogo è un concetto, una dimensione, un orizzonte in fieri.

In questi giorni dobbiamo ringraziare esclusivamente la ministra Mariastella Gelmini per averci dato una lezione del tutto gratuita sul nuovo significato da attribuire al termine: dialogo. Un tempo il dialogo era sinonimo di confronto, di mediazione, di rapporto tra due lògos, tra due o più pensieri. Vecchio, desueto, stantio.

Dialogo nell’accezione moderna potrebbe esser sintetizzato così: manifestazione apodittica della veridicità della propria idea, che forte del suo status di oggettività, di concretezza, non può non esser imposta alla controparte, il cui ruolo è relegato alla mera accertazione della vacuità ed inconsistenza della propria posizione iniziale o di partenza.

La lectio magistralis (prima parte):

23 ottobre 2008
Il ministro Maria Stella Gelmini replica e da un lato accusa che è in atto “una campagna terrorristica” e dall’altro annuncia che a partire da domani convocherà le associazioni degli studenti e dei genitori per aprire uno spazio di confronto “a una sola condizione: che si discuta sui fatti”.

La lectio magistralis (seconda ed ultima parte):

24 ottobre 2008
Gelmini fa sapere di aver chiesto ai ragazzi “se la scuola e l’università così come sono li soddisfino. Un’università ed una scuola che non preparano al lavoro e che non consentono loro di farsi un futuro. Non è vero che in Italia si spenda poco per l’istruzione, anzi siamo tra i primi d’Europa. Il problema è che si spende male”. La titolare del dicastero ha confermato i tagli e il blocco del turnover. I contestatori avevano chiesto un passo indietro su questi due punti come prerequisiti per avviare una discussione.

Di trasmissioni su questo argomento, come penso voi, ne ho viste tante, ho sentito le controparti e le ragioni dell’uno e dell’altro. Ma qualcosa continua a non tornarmi. I manifestanti ripetono sino alla nausea il loro NO ai tagli tremontiani alla scuola e all’università, dall’altra parte, si continua a rispondere che la scuola e l’università così come sono non funzionano. Bene. Su questa specifica posizione del governo concordano tutti. Ancora meglio. Però, è qui nasce l’inghippo. A rigor di logica se qualcosa non funziona a dovere la si cambia, la si modifica, la si riforma. L’idea del governo è questa: miglioriamo il sistema d’istruzione italiano tagliando i fondi e applicando una riforma che non è una riforma, così come ha precisato ad “annozero”, lo scorso giovedì, l’on. della Lega Roberto Cota. Quindi modifichiamo l’unico punto d’eccellenza del nostro percorso formativo, che è rappresentato dalla scuola elementare, e, fatta eccezione per i tagli, manteniamo così come sono, difendendone il loro status quo, la scuola media superiore e le università, che sono l’anello debole del nostro sistema d’istruzione.

Il sito del Partito Democratico ha pubblicato oggi un interessantissimo dossier sulle falsità del governo in merito alla riforma della scuola, con dati dell’OCSE. guarda

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