I siti di lancio di armi nucleari in Europa non soddisfano i requisiti di sicurezza USA


Ormai è certo, le basi militari statunitensi in Europa non rispettano gli standard minimi di sicurezza. Il problema è che queste basi hanno delle testate nucleari. A dichiararlo è stata lo scorso 19 giugno la Federation of America Scientists (FAS). Questa Federazione di scienziati si occupa anche della sicurezza delle basi dell’Air Force.

Già nello scorso febbraio il Pentagono aveva pubblicato un rapporto sulle basi nucleari in Europa, ma come spesso accade, il documento era pieno di omissis, la relazione della FAS, “Blue Ribbon Review of the Nuclear Weapons Policies and Procedures” (BRR), invece, mostra in tutta la sua drammaticità l’obsolescenza di questi stabilimenti. Il problema non è rappresentato dal fatto che questi ordigni possano esplodere, ma che possano essere trafugati, privati del loro carico radioattivo, che poi potrebbe essere utilizzato per la fabbricazione di “bombe sporche”.

Le armi nucleari stanziate nel vecchio Continente vanno da un minimo di 200 ordigni ad un massimo di 350, naturalmente su queste armi, come su tutti gli impianti militari statunitensi, vige il segreto di stato. L’Italia deterebbe, secondo la FAS, 50 bombe termonucleari del tipo B-61 (pari a un potenziale 18 volte superiore a quella esplosa ad Hiroshima) ad Aviano e da 20 a 40 ordigni nella base di Ghedi Torre.

Gli scenziati americani hanno appurato che: “la sicurezza della nazione ospitante (le armi termonucleari) varia da paese a paese in termini di personale, di strutture e attrezzature.” La relazione BRR, ad esempio, ha evidenziato problemi sui sistemi di sicurezza, sull’illuminazione inadeguata e una inesperienza preoccupanti degli addetti alle centrali, spesso militari di leva con solo nove mesi di esperienza alle spalle.

A complicare la questione vi è un aspetto burocratico, ovvero questi particolari siti sono regolati da accordi bilaterali, la gestione di questi armamenti è di competenza degli USA e del paese ospitante. Una bilateralità che complica enormemente qualsiasi politica di intervento, come ad esempio, è un consiglio della FAS, il trasferimento degli ordigni da Ghedi (meno sicuro) ad Aviano, base NATO gestita esclusivamente da personale militare statunitense.

In un momento storico come quello che stiamo vivendo una tale rivelazione è piuttosto sconcertante. Le cosiddette Nazioni canaglie, prive di un esercito capace di impensierire le Forze NATO, potrebbero essere attratte da queste basi poco sicure e ricche di armi.

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