Rapporto 41, tra metafisica, alchimia e fisica nucleare


Mentre i nostri politici parlano di reintrodurre il nucleare in Italia, alcuni scenziati di Frascati potevano dar vita ad una rivoluzione epocale nel mondo della fisica nucleare: il sogno della FUSIONE A FREDDO poteva realizzarsi. Forse, però, lo farà la Francia, che ha “usurpato” le ricerche dei nostri fisici, ci batterà sul tempo.

Troppi, troppi interessi in gioco.

Da un’inchiesta di Rainews 24 del 19 ottobre 2006

“Caro professor Rubbia, sono molto lieto che il programma di ricerca intrapreso da Giuliano Preparata abbia conseguito il suo scopo”

E’ il dieci aprile del 2002. Il famoso elettrochimico britannico Martin Fleischmann ha appena visitato i laboratori di fisica nucleare dell’ENEA di Frascati. Lo scienziato che nel 1989 era stato emarginato dalla comunita’ scientifica per aver annunciato la possibilita’ che alcuni atomi possano fondersi a temperatura ambiente – la famosa “fusione fredda” – e’ un uomo compassato ma non riesce a trattenere l’entusiasmo. Decide di scrivere al premio nobel Carlo Rubbia, all’epoca presidente dell’agenzia italiana per l’energia, l’ENEA.

“I risultati ottenuti dai ricercatori italiani sono veramente impressionanti, e non esagero”.

Guarda il video di Rainews 24

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I siti di lancio di armi nucleari in Europa non soddisfano i requisiti di sicurezza USA


Ormai è certo, le basi militari statunitensi in Europa non rispettano gli standard minimi di sicurezza. Il problema è che queste basi hanno delle testate nucleari. A dichiararlo è stata lo scorso 19 giugno la Federation of America Scientists (FAS). Questa Federazione di scienziati si occupa anche della sicurezza delle basi dell’Air Force.

Già nello scorso febbraio il Pentagono aveva pubblicato un rapporto sulle basi nucleari in Europa, ma come spesso accade, il documento era pieno di omissis, la relazione della FAS, “Blue Ribbon Review of the Nuclear Weapons Policies and Procedures” (BRR), invece, mostra in tutta la sua drammaticità l’obsolescenza di questi stabilimenti. Il problema non è rappresentato dal fatto che questi ordigni possano esplodere, ma che possano essere trafugati, privati del loro carico radioattivo, che poi potrebbe essere utilizzato per la fabbricazione di “bombe sporche”.

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