Intercettazioni. Tutti allarmati tranne Berlusconi, Alfano e La Russa, che gioca al suo risiko


A due mesi esatti dalla vittoria politica di Berlusconi & Co., il centrodestra da prova della sua coerenza politica, faccendiera ed affaristica, un impegno costantemente rivolto a tutelare l’impunità degli Amici nonché la propria. Ma questo è cosa risaputa e proprio per questo l’Italia ha votato Silvio Berlusconi, perché l’italiano medio adora vivere e pasteggiare in quel limbo, in quella zona grigia, che esiste tra la sfera della legalità e quella dell’illegalità, dove il più forte ed il più furbo hanno sempre la meglio sul più debole e sull’onesto.

Nell’ultimo Consiglio dei ministri, svoltosi ieri a Napoli, il Governo ha dato prova ancora una volta di tutto il suo valore populistico e demagogico. E così mentre il nostro ministro della Difesa “dona” 2500 uomini al collega degli Interni, per coadiuvare il normale lavoro di routine delle Forze dell’ordine, il Consiglio dei ministri approva il decreto sulle intercettazioni, un decreto che ignora reati quali: scippi, furti in casa, rapine, sfruttamento della prostituzione, sequestro non a scopo di estorsione, e come ci ricorda Antonio Di Pietro, falso in bilancio, evasione fiscale, truffa e gli immancabili reati societari.

Prima di proseguire con il ddl sulle intercettazioni vorrei far notare l’erroneo parallelismo, che qualcuno ha fatto, tra i Vespri siciliani e i 2500 militari che verranno sparsi in giro per le città italiane. I Vespri furono la risposta straordinaria dello Stato alla dichiarazione di guerra che la mafia fece alla Repubblica italiana, con gli attentati ai giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. L’esercito servì primariamente ad alleggerire il lavoro di Carabinieri, Polizia e Guardia di Finanza, che concentrarono le proprie forze per combattere la mafia.

2500 militari a pattugliare le strade delle nostre città. 2500 militari per supportare il lavoro degli agenti di pubblica sicurezza, in uno Stato che già vanta il più alto numero di corpi di polizia e come se non bastasse vanta tra i più alti rapporti di proporzione tra agenti e cittadini (se paragonato a nazioni come la Francia, la Germania o l’Inghilterra); l’iniziativa del ministro della Difesa sembra oltreché demagogica pure inutile. Forse più che un’implementazione quantitativa occorrerebbe un’implementazione qualitativa delle forze in campo, una ottimizzazione delle risorse.

E così mentre le destre continuano a denunciare lo “scandaloso” lassismo del centrosinistra nei confronti di chi delinque (ladri, scippatori e stupratori), mentre giurano linea dura nei confronti dei rei, il Governo toglie dalle mani degli inquirenti uno strumento fondamentale per le indagici, le intercettazioni. Ma non contento, dove non le ha potute eliminare, ne ridimensiona fortemente la loro efficacia. Esse non si protrarranno per più di tre mesi e sarà un collegio a deciderne l’autorizzazione, allungandone i tempi e rendendole estremamente difficili nelle piccole procure già oberate di lavoro.

Secondo il decreto che regolarizza le intercettazioni le novità sostanziali sono queste: nessuna indagine su reati che prevedono una pena inferiore ai 10 anni può beneficiare dell’utilizzo delle intercettazioni (salvo i reati contro la pubblica amministrazione, corruzione e concussione in primis. Per questo dobbiamo ringraziare la Lega Nord). In pratica le intercettazioni telefoniche, ambientali o l’acquisizione di tabulati o di video riprese non sarebbero state permesse nelle indagini riguardanti casi come: il rapimento di Abu Omar, il caso della clinica privata di Santa Rita a Milano, l’omicidio di Perugia, l’eventuale rapimento di un bambino da parte di un pedofilo, un trafficante d’organi o di qualche rom, ma ancora le indagini sui “furbetti del quartierino” o sulle scalate bancarie (che videro coinvolti personaggi di destra e di sinistra) o indagini come quelle del processo SME e più precisamente sui fatti che inchiodarono Cesare Previti e i due giudici Attilio Pacifico e Renato Squillante.

Le intercettazioni, qualora venissero autorizzate, e comproverebbero la colpevolezza dell’indagato non possono protrarsi oltre i tre mesi canonici, ma c’è di più, se gli inquirenti, invece, dovessero scoprire che uno degli intercettati è colpevole, ma non del reato per cui le intercettazioni sono state autorizzate, queste andrebbero buttate al macero. La privacy è privacy e se garantismo è, garantismo deve essere fino in fondo.

Il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, da un lato, cerca di dissipare i timori sollevati dal mondo politico, dai magistrati e dalle associazioni della stampa, mentre, dall’altro lato, soddisfatto dichiara:

Enfatizzando il ruolo eccessivo delle intercettazioni si fa un torto alla magistratura. Che gode di mezzi ampi nel codice: non hanno bisogno della cuffia alle orecchie. E i cittadini avranno la bella conseguenza che avranno tutelata la loro sicurezza e la loro privacy.

Se così il Governo, di tutt’altro avviso sono i magistrati che tramite Luca Palamara, presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati, fanno sapere:

Da parte nostra arriveranno solo osservazioni. Ma rivendichiamo l’importanza e l’indispensabilità delle intercettazioni che sono state insostituibili nelle indagini su gravi reati come quelli che si compiono in contesti omertosi. E’ ovvio che noi vogliamo l’uso e non l’abuso delle intercettazioni. Pertanto deve essere dovere del magistrato che non vengano pubblicate.

Ma all’allarme lanciato dal presidente fanno eco le dichiarazioni di Anna Canepa vice-segretario dell’ANM:

Il ddl, così come è stato approvato dal Cdm (“per quello che si conosce del testo”), rende impossibile ricorrere alle intercettazioni in indagini su reati di grave allarme sociale come, ad esempio, la rapina; il furto in appartamento; il sequestro non a scopo estorsivo, come il caso della zingarella che rapisce una bambina; lo sfruttamento della prostituzione a meno che non si ricorra sempre all’iper-imputazione ipotizzando cioé, accanto a questi reati, la fattispecie dell’associazione per delinquere. In più in molti Tribunali non ci sono abbastanza magistrati per creare quei collegi di giudici necessari ad autorizzare le intercettazioni (sino ad oggi bastava l’autorizzazione del Giudice per le indagini preliminari, Gip). Ma non sono neanche sufficienti i tre mesi fissati dal ddl come termine massimo di durata delle intercettazioni. Sono riuscita a far arrestare grossissimi trafficanti di droga solo dopo un anno di ascolti.

vedi anche:

I giornalisti europei bocciano ancora una volta la praxis italica…

Le intercettazioni e le falsità costruite ad hoc dal Governo Berlusconi

Intercettazioni telefoniche. Privacy e “americanismi”…

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3 Pensieri su &Idquo;Intercettazioni. Tutti allarmati tranne Berlusconi, Alfano e La Russa, che gioca al suo risiko

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