Le intercettazioni e le falsità costruite ad hoc dal Governo Berlusconi


Che il nostro Ministro di Grazia e Giustizia, Angelino Alfano, è un uomo morbido se non addirittura accomodande lo avevamo già detto, che il nostro presidente del Consiglio una volta al governo si sarebbe prodigato per mettere a posto le sue faccende personali, non mi pare sconvolga nessuno, che questo Governo fa della propaganda il proprio modus operandi lo avevamo già detto e più di una volta. Adesso tocca alle intercettazioni. Come sempre i dati, sulle intercettazioni o sulle altre questioni d’interesse nazionale, vengono comunicati dai rappresentanti dello Stato in modo del tutto arbitrario, partigiano nonché subdolo.

Vediamo perché.

Il 7 giugno scorso Silvio Berlusconi intervenendo al convegno dei Giovani industriali ha posto all’attenzione della platea e dei media il tema “scottante” delle intercettazioni, dichiarando che:

Oggi, i cittadini italiani non sono liberi di parlare serenamente al telefono: ciò non è ammissibile in un Paese libero. In quale altro Paese dell’Occidente avanzato si spende così tanto in intercettazioni? In quale altro Paese dell’Occidente avanzato così tanti cittadini sono spiati e schedati? In quale altro Paese dell’Occidente avanzato sono disposti dalla magistratura così tanti provvedimenti di sorveglianza telefonica?

Come dire una priorità nella agenda politica italiana. Il giorno dopo gli fa subito eco il Ministro della Giustizia, che si affretta a spalleggiare il Capo del governo:

C’è un riconoscimento trasversale della necessità di tutelare la privacy: viene dalla magistratura e anche dal centro-sinistra. Mi chiedo: perchè tanta sorpresa per norme che sono trasversalmente riconosciute come una necessita?. Sono stupito per le polemiche sollevate da Associazione Nazionale dei Magistrati contro le affermazioni del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, di divieto delle intercettazioni telefoniche tranne che per le indagini su terrorismo e criminalità organizzata.

La privacy – sottolinea Alfano – è un diritto inviolabile. Io penso che la vera necessità, che oggi diventa priorità, è operare un riequilibrio tra due diritti: quello delle indagini e quello della tutela della privacy. Non c’è un più o un meno. Oggi questo secondo diritto è assolutamente negletto. E’ un concetto semplice: le regole funzionano quando funzionano anche le loro sanzioni. Attualmente nel nostro Codice è prevista la tutela contro la cosiddetta fuga di notizie, ma la casistica giudiziaria non mi pare che sia piena di episodi di accertamento di questo reato.

Insomma primariamente è tutta una questione di libertà del cittadino che non può più parlare privatamente con il/la moroso/a, con i propri familiari o con gli amici. Poi si affrettano a specificare, dal Governo, che ad un’analisi più attenta ciò che salta all’occhio è l’esosità delle operazioni intercettorie degli inquirenti ed in un periodo di magra come quello che l’Italia sta vivendo non possiamo minimamente permetterci di sprecare un terzo dei fondi a disposizione della giustizia per le intercettazioni telefoniche o ambientali che siano. Dati alla mano, assicurano dal Governo, nel solo 2007 sono state fatte 124.845 intercettazioni, per un costo totale di 224 milioni di euro, appunto il 30% del bilancio della Giustizia italiana.

Fin qui i fatti o la propaganda, tranne poi scoprire che: il bilancio per la Giustizia per il 2007 non ammonta a 700 milioni di euro, ma a 7 miliardi di euro e che il tetto di 124.845 intercettazioni non significa che nel 2007 più di 100.000 cittadini siano stati ascoltati dalle forze dell’ordine, ma più semplicemente che ad ogni indagato corrispondono più utenze (telefono della prima e della seconda o terza casa, dell’ufficio, dei telefonini e delle svariate sim che l’indagato possiede o può possedere, come dimenticare l’accorato consiglio di Maria Cristina Rosati, moglie dell’ex Governatore di Bankitalia, Antonio Fazio, all’amico Giampiero Fiorani), in tal modo quella cifra lì immancabilmente si ridimensiona. Si stima che i cittadini intercettati sia circa 80.000, troppi per Alfano, troppo pochi, invece, se si pensa che circa l’80% delle intercettazioni riguardano i fatti legati alla criminalità organizzata (mafia, camorra, ‘ndrangheta). Se queste organizzazioni non sono dei comparti stagni, ma hanno, a vario titolo, legami e relazioni con il mondo della politica, della finanza e delle forze dell’ordine, bisogna dover pensare che l’incubo di Orwell si sia materializzato in Italia o che l’Italia è un paese caratterizzato dal malcostume e/o dal malaffare?

Fin qui abbiamo solo grattato la superfice, bisogna, come ogni cosa, andare nella profondità, scavare, altrimenti la o le verità rimangono celate.

Costi. Nel famigerato capitolo di spesa per le intercettazioni, quel 30% prontamente e diligentemente divulgato dal nostro ministro Alfano, la voce intercettazioni non è l’unica a comparire. Del capitolo infatti fanno parte anche i compensi ai periti ed interpreti, le indennità ai giudici di pace e gli onorari per il gratuito patrocinio nonché le trasferte della polizia giudiziaria. Spese. Tutto spese che lo Stato dovrebbe farsi rimborsare dai condannati a fine processo: ma, non si sa per quale motivo, lo Stato non lo fa. Del totale della spesa spettante alla Repubblica italiana, lo Stato riesce a farsi rimborsare solo il 7% (quando va bene), problemi burocratici naturalmente, problemi legislativi naturalmente. Perché (viene da chiedersi) i governi non colmano questo vuoto legislativo, che ricade economicamente sulla popolazione italiana? Perché, invece, di voler fare un Dlgs d’urgenza, per limitare le intercettazioni, non si fa un decreto per limitare questo spreco? Queste domande andrebbero rivolte al ministro Brunetta e ad Alfano, che naturalmente sulla faccenda tacciono.

A questo fattore dobbiamo aggiungere altri due elementi che concorrono a far lievitare la spesa della Giustizia. Uno. Le apparecchiature che lo Stato utilizza per le intercettazioni, le deve noleggiare per un costo di circa 1 miliardo e 600 milioni, negli ultimi 7 anni. Le affitta e già questo, a mio parere, è uno scandalo, le dovrebbe possedere. Ma, a parte ciò, la cosa sconcertante è che lo Stato è in balia dei “cartelli” imposti dai possessori delle suddette apparecchiature, i costi, infatti, possono variare in base alla regione in cui le intercettazioni vengono effettuate, e possono variare da 1 euro ad un massimo di 18 euro. Due. Mentre il libero cittadino si sforza di trovare la tariffa telefonica più adeguata per le sue tasche e per il tipo di uso che fa del telefonino, lo Stato, stranamente, non gode della parziale liberalizzazione delle compagnie telefoniche: ogni volta che lo Stato acquisisce un tabulato telefonico, paga 26 euro alla compagnia telefonica; e deve versare al gestore circa 1,6 euro al giorno per intercettare un telefono fisso, 2 euro al giorno per un cellulare, 12 per un satellitare. Naturalmente su questo fatto nessuno fa riferimento all’estero, dove quasi tutti gli Stati o pagano a forfait le compagnie telefoniche, o addirittura le vincolano a praticare tariffe agevolate nell’ambito del rilascio della concessione pubblica.

Qualcuno ha dimenticato il caso Antonveneta. Come scrive Ferrarella sul Corriere:

… fino al clamoroso caso di una di quelle più criticate per il massiccio ricorso a intercettazioni, l’inchiesta Antonveneta sui «furbetti del quartierino». Costo dell’indagine: 8 milioni di euro. Soldi recuperati in risarcimenti versati da 64 indagati per poter patteggiare: 340 milioni, alcune decine dei quali messi a bilancio dello Stato per nuovi asili. Il resto, basta a pagare le intercettazioni di tutto l’anno in tutta Italia

Come, invece, ricorda Bonini su Repubblica:

Nonostante nel 2007 le utenze intercettate abbiano raggiunto il numero più alto degli ultimi sei anni, il risparmio è stato di 84 milioni di euro rispetto al 2005 e di 5 rispetto al 2006. Con un costo unitario per intercettazione di 1.794 euro. La metà del 2005, un terzo del 2002.

Infine, la semplicità con la quale il premier categorizza l’utilizzo dello strumento delle intercettazioni ai soli ambiti del terrorismo e della criminalità organizzata è preoccupante. Peccato per i reati di corruzione, di mala sanità e i reati finanziari. Qualcuno potrebbe ricordare al nostro Presidente del Consiglio che Al Capone, famoso boss di Chicago, fu arrestato grazie al reato di evasione fiscale, l’unico a lui imputabile grazie alla sua potenza, ma soprattutto alle sue infiltrazioni nei palazzi del potere, che lo aveva reso un “Intoccabile” per più di dieci anni.

vedi anche:

I giornalisti europei bocciano ancora una volta la praxis italica

Intercettazioni. Tutti allarmati tranne Berlusconi & Co.

Intercettazioni telefoniche. Privacy e “americanismi”…

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2 Pensieri su &Idquo;Le intercettazioni e le falsità costruite ad hoc dal Governo Berlusconi

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