ONU. La questione Iran e i salamalecchi di Bush a Berlusconi


Tutto diviene un po’ più chiaro. Qualche giorno fa (3 giugno) Angela Merkel, la cancelliera tedesca, aveva posto il suo veto all’ingresso dell’Italia nel club esclusivo del 5+1 dell’ONU (Usa, Uk, Francia, Cina e Russia + Germania). Il motivo è apparso a tutti sin troppo evidente, come dire ognuno tira acqua al suo mulino, l’ingresso dell’Italia nel Consiglio permanente dell’ONU avrebbe estromesso per un po’ di anni la Germania dal medesimo gruppo visto che nessuno ha parlato di un 5+2. 5+1e non 5+2 o 6+1 e questo perché l’ingresso del membro addizionale avrà un compito ben specifico, cioè quello di partecipare alle trattative sul nuclerare iraniano.

«Il governo tedesco non vede alcuna necessità di cambiare il formato negoziale» sul problema del nucleare iraniano, introduce il portavoce del ministro Steinmeyer, Spd, riferendosi al «Grup- po 5+1» del quale Berlino è parte.

Ma c’è qualcosa d’altro…

Ma in questo fine settimana si sono succeduti due eventi che hanno chiarito o meglio arricchito questo quadro diplomatico. La pubblicazione dei Rapporti della Commissione di intelligence del Senato degli Stati Uniti d’America e l’ennesima dichiarazione d’amicizia da parte degli Stati uniti al nostro Governo, con un particolare riferimento alla questione iraniana. Andiamo per ordine.

Il 5 giugno La Commissione di intelligence del Senato degli Stati Uniti d’America ha pubblicato due rapporti: uno da 172 pagine, redatto dopo cinque anni di indagini, sulla propaganda messa in atto dall’amministrazione Bush per legittimare l’invasione dell’Iraq, una comunicazione, si legge nel rapporto, atta ad ingigantire la reale pericolosità del regime di Saddam Hussein. L’altro, molto meno corposo, riguarda un vertice segreto, tenutosi nel 2001 a Roma, a tre mesi dall’attacco delle Twin Tower, tra i servizi segreti statunitensi, quelli italiani e alcuni cittadini iraniani decisi a rovesciare il governo di Mohammad Khatami, V presidente dell’Iran e predecessore di Mahmud Ahmadinejad. I rapporti sono scottanti, peccato che i nostri Tg non hanno avvertito la necessità di pubblicizzare a dovere la notizia, ma questa è un’altra storia. Ritorniamo ai rapporti.

Il primo mette finalmente la parola fine a 5 anni di querelle tra i difensori della democrazia mondiale (Stati Uniti in testa e i loro epigoni europei), da un lato, e i soliti mistificatori comunisti ed antiamericanisti, dall’altro lato, che sin dal giorno dopo l’invasione dell’Iraq criticarono il costrutto ideologico di Washington o, per dirla con le parole del presidente George W. Bush, la tesi della smoking gun.

Il secondo rapporto, invece, è quello che ci interessa. A Roma nel 2001, Stati Uniti, Italia e dissidenti iraniani, tra i quali come ricorda il senatore Rockfeller IV, presidente della Commissione, era presente anche Manucher Ghorbanifar, trafficante d’armi ed ex agente della Cia (molto poco ex a quanto pare) si riunirono in un incontro segreto per rovesciare il regime iraniano di Khatami. Gli States e i dissidenti in quanto tali, mentre l’Italia era presente grazie alla sua storica presenza nel Paese mediorientale, quindi conosce bene il territorio, in cambio di questo supporto logistico, è scritto nel rapporto della Commisione del Senato, il Bel Paese avrebbe goduto di rifornimenti a buon mercato di petrolio.

La scoperta di questo summit segreto spiega, quanto meno in parte, due cose.

a) Perché gli States premono tanto per avere l’Italia nel 5+1, alpunto che: il ministro degli Esteri italiano Franco Frattini, il 29 maggio, dopo aver incontrato il segretario di stato americano, Condoleezza Rice, ha riferito che la Rice gli ha assicurato che “gli Usa insisteranno politicamente per far entrare l’Italia nel gruppo dei 5+1” (non c’è stata smentita da parte degli Stati Uniti). Non contenti ieri gli States hanno ribadito il concetto. E’ stato il presidente Bush in persona che intervistato dal direttore del Tg1, Gianni Riotta, ha dichiarare: “L’Italia può essere una voce importante” all’interno del negoziato internazionale sul nucleare iraniano. E quando il direttore Riotta gli ha chiesto se l’Italia potesse entrare nel cosiddetto 5+1 Bush ha replicato: “Sì, voi potete avere un ruolo chiave”. Aggiungendo che ci sono dei dettagli da verificare. Il presidente ha ricordato che gli Stati Uniti, tengono in piedi anche l’opzione di un attacco militare contro l’Iran.

b) Che molto probabilmente siamo prossimi ad un’altra guerra, dopo l’Afghanistan e l’Iraq ci si sta preparando ad una guerra contro l’Iran e magari poi ad una contro la Siria. Queste grandi manovre spiegherebbero anche la reazione della Germania nei confronti dell’Italia sulla questione Iran, il nostro probabile ingresso in questa faccenda ridurrebbe, e non di poco, la torta che i difensori della democrazia, o se volete gli esportatori di democrazia, si dovranno dividere una volta rovesciato il regime di Ahmadinejad.

La parola ad essso dovrebbe passare al nuovo presidente degli Stati uniti, sperando che salga Barack Obama e che non riveda la sua posizione in materia di politica estera.

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