A Roma non si sta poi così male, "parola" di Gianni Alemanno


Un tempo era opinione diffusa che le destre, la destra, erano per così dire avulse, allergiche alla “Cultura”, dedite, come decenni di storia ci dimostrano, alla mera propaganda populistica, elitarie per concezione ed indifferenti a millenni di pensiero umanistico.

Gianni Alemanno

Da circa vent’anni, complice un revisionismo storico galoppante, si sta cercando di cancellare questo “pregiudizio” ed ecco che i giornali, ma principalmente i palinsesti televisivi si popolano di personaggi sempre pronti a sottolineare il loro spessore culturale e il loro status di intellettuale, senza però mai dimostrare un effettivo e sostanziale scollamento dalle fasce più popolari della società, la cosiddetta: cultura bassa, vedi Vittorio Sgarbi e Marcello Veneziani.

Da neanche un mese Roma ha un nuovo sindaco, un uomo della destra sociale, ex missino e fascista, convertitosi da poco alle regole democratiche e liberiste, naturalmente sto parlando di Gianni Alemanno. Dopo una durissima campagna elettorale, durante la quale pareva che la Capitale fosse sul punto di implondere, a causa di 15 anni di egemonia del centrosinistra, una città allo sbando, sull’orlo di una crisi di nervi, soffocata com’era dal degrado, dalla criminalità, da una economia congelata dall’imperizia delle amministrazioni precedenti, scopriamo oggi che la situazione non era poi così drammatica, quindi ci si può occupare anche di altro.

Quali i primi interventi della nuova giunta? La riqualificazione delle periferie, il potenziamento del trasporto pubblico, il miglioramento o il rifacimento dell’illuminazione pubblica, una politica sociale della casa, la progettazione di asili nido e scuole materne?

No. Nulla di tutto questo. Le tre cose di cui sti sta parlando, oltre al problema sicurezza e non potrebbe essere altrimenti visto che è la Lega Nord a dettare l’agenda politica, sono la rimozione di Goffredo Bettini, presidente della società che gestisce l’Auditorium parco della Musica, lo smantellamento della copertura dell’Ara Pacis (completata dopo sette anni di lavoro nel 2006), la sostituzione dei due ascensori del Vittoriano (inaugurati nel 2007) e la cancellazione, salvo la consueta smentita, del red carpet della Festa del cinema di Roma.

Festa del cinema di Roma

Che Goffredo Bettini abbia fatto bene il suo lavoro sono i numeri a dirlo, sono più di un milione gli spettatori del 2007 per una struttura che, per la sua poliedricità, non ha eguali in Europa, volevo ricordare gli altri numeri dell’Auditorium, ma momentaneamente la pagina del Comune di Roma, che riportava il bilancio del 2007, non è visitabile.

auditorium parco della musica

Ma veniamo alla copertura dell’Ara Pacis. La teca di copertura del monumento romano, progettata dall’architetto newyorchese Richard Meier, è stata sin dall’inizio al centro di innumerevoli critiche. Per come è stato gestito l’assegnazione del progetto, per il costo complessivo dell’opera e per il risultato finale, che non è francamente dei migliori. Ciò che è certo è che questa teca è costa circa 14 milioni di euro, un progetto che all’inizio doveva costare “solo” 7 milioni di euro. 

Cosa ne vuole fare il neo sindaco di Roma? La vuole smantellare e portare in periferia, non si è ben capito se come museo o se all’interno di un museo. Poi naturalmente ingaggiare un’altro architetto e far costruire un’altra copertura, così da sette milioni iniziali si arriverà ad un 30/40 milioni di spesa complessiva, lungimirante, ma in fondo uno degli ispiratori di quest’idea è Vittorio Sgarbi…

Ara Pacis

Sempre Vittorio è al centro di un altro mirabile progetto, quello di smantellare i due ascensori del Vittoriano (foto sopra ed in basso) e sostituirli con altri due. Costruiti dall’architetto Paolo Rocchi, forse inviso al mattatore di “Bulli e Pupe” (programma in onda qualche tempo fa su Canale 5), i due ascensori sono stati inaugurati nell’autunno scorso e sono costati “appena”  un milione e 150mila euro, questa struttura che il “magnate della bellezza” ha definito con il solito applomb una struttura che “spunta dietro l’Altare della Patria come un grottesco preservativo che rovina anche la prospettiva che si vede da via del Corso” (sfido chiunque a vederli da via del Corso). Questi due ascensori, in media, portano ogni ora 720 persone nella terrazza del Vittoriano per un totale di 300mila persone al giorno, che vanno moltiplicate per i 7 euro del biglietto…

Infine possiamo dedurre due cose da queste vicende: 1) la destra continua instancabilmente in quel percorso di progrediente acquisizione di conoscenza; 2) che le casse del Comune di Roma trabordano di milioni di euro e visto che non si sa come utilizzarli li si spreca demolendo il funzionale per una vaga, ma esosa, idea di bellezza.

Un tempo si sarebbe detto: “La fantasia al potere”. 

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