Israele. La fiera del libro, antisionismo o democrazia?


  

Qualche giorno fa a L’Infedele, la trasmissione condotta da Gad Lerner su La7, si è discusso di ebraismo, Israele e della paura del mai sopito antisemitismo. L’occasione è stata fornita alla redazione del L’Infedele dalla prossima apertura della Fiera del Libro di Torino (dal 8 al 12 maggio) e dalle tante polemiche sorte contro gli organizzatori che hanno scelto Israele come paese ospite per questa edizione, anche perché questo sarà l’anno del 60° Anniversario della fondazione dello Stato ebraico.

Come sempre  tutti hanno perso l’occasione di agire secondo ragione.

C’è chi brucia le bandiere, chi grida allo scandalo e chi difende miopiamente questa o quell’altra fazione. Ma nessuno di questi ha mai pensato solo per un attimo di abbandonare la bandiera dell’isteria e della partigianeria più becera. Lo stesso presidente della Fondazione per la Fiera del Libro, Rolando Picchioni, si è visto tristemente costretto a difendere la sua scelta. “Nessun contatto fra Stato e Stato. La decisione di invitare Israele quale Paese ospite della Fiera della Libro di Torino è nata da una passeggiata con alcuni esponenti torinesi della Comunità ebraica”. Ma anche lui poteva fare uno strappo alla regola, che si è guradato bene dal fare.

Non parliamo poi di quella Claudia De Benedetti dell’Unione delle Comunità ebraiche italiane, fieramente presente, con tutta la sua tracotanza alto-borghese, nel salotto di Gad Lerner. La quale interpellata, poche volte a dir la verità, dal conduttore è riuscita semplicemente a sottolineare l’importanza che ha questo invito per il popolo e la cultura ebraica. Proseguendo con la sua fiera tracotanza non ha fatto altro che glorificare la scelta di sventolare, alla Fiera di Torino, le bandiere dello stato ebraico, vessilli che verranno portati in massa proprio da lei e dai suoi collaboratori. Nulla di male, se non fosse che Israele non è semplicemente uno Stato, non è semplicemente la Nazione ebraica, perché dietro, a fianco e davanti il concetto, il significato dello Stato Israeliano ci sono innunerevoli significati, valori, principi o semplicemente realtà che hanno la stessa dignità e perciò non possono essere lasciati in balia degli eventi.

La Fiera del Libro dovrebbe essere sinonimo di cultura e la cultura dovrebbe essere sinonimo di dialogo, confronto, emancipazione nonché di pace.

Cosa sarebbe costato fare uno strappo alla regola? cosa sarebbe costato ergersi al di sopra della mediocre partigianeria? e ancora cosa sarebbe costato chiedere agli organizzatori della Fiera del Libro di fare uno strappo alla regola ed invitare per l’Edizione del 2008 due Stati come ospiti. Due “Nazioni” che 60 anni fa hanno visto i loro destini incrociarsi tragicamente ed indissolubilmente.  Sicuramente tanto visto che nessuno lo ha fatto e nessuno a quanto ne sappia ha sollevato questa malsana possibilità. Certo è che se in Italia, un Paese sicuramente e fortunatamente vicino (con diverso slancio) al futuro di questi due popoli, si inciampa così goffamente su tali questioni, figuriamoci in una terra martoriata ed intrisa del sangue dei figli di quei due popoli.

Come se non bastasse il nostro presidente della Camera dei deputati, Gianfranco Fini, ex fascista ma purificatosi con l’abluzione in Terra Santa nel 2003 ha ritenuto giusto nonché doveroso, salvo poi smentire, come gli ha ben insegnato il suo precettore (Silvio Berlusconi), di paragonare le gravi contestazioni di Torino con il fatto che un gruppetto di nazi, ben conosciuto dalla digos e dall’autorità giudiziaria, hanno picchiato ed ucciso un ragazzo, così per diletto, per gioco. Gianfranco Fini:

“Quel gruppo neonazista va preso, messo in galera e rieducato, non ci può essere nessun tipo di solidarietà”. Però, rispetto a questo episodio, sono “molto più gravi” le contestazioni dei giorni scorsi della sinistra radicale contro la Fiera del libro di Torino. Lo ha dichiarato il presidente della Camera, Gianfranco Fini, durante le registrazioni di “Porta a Porta”.

e poi ha detto:

“Sono polemiche inventate, quando non si hanno argomenti per polemizzare allora si inventano. Io non ho mai difeso i naziskin che sono da condannare assolutamente, ho solo detto che i due fenomeni, quello di Verona e quello della fiera del Libro di Torino non sono paragonabili tra di loro”.

 

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3 Pensieri su &Idquo;Israele. La fiera del libro, antisionismo o democrazia?

  1. A parte il fatto che non si capisce perché quando si parla di Israele si debba sempre associarlo ai palestinesi, mentre quando si parla di arabi e/o palestinesi lo si può fare senza Israele (un po’ come se ogni volta che venisse invitato un italiano, si dovesse invitare anche un cittadino vaticano o uno austriaco o un dalmata e non viceversa), gli scrittori palestinesi e anche altri arabi, sono stati invitati, ma la maggioranza ha rifiutato.
    Quindi l’accusa ai gestori è del tutto infondata e scorretta.

  2. Ciao Esperimento, mi sembra un attimo un azzardo paragonare l’Italia ad Israele, o la Palestina al Vaticano o all’Austria, ma detto ciò è verissimo che sono tanti gli scrittori arabi ad aver rifiutato per protesta, ma è anche vero che non è stata invitata una rappresentanza dell’Autorità Nazionale Palestinese (unica forma di governo di quella regione). A parlare dello Stato israeliano come ospite straniero alla Fiera di Torino è stato lo stesso presidente della kermesse Rolando Picchioni.
    Spero converrai con me nel considerare il differente peso politico che ha, in questo specifico caso, l’invitare uno Stato o dei semplici cittadini nonché talentuosi autori.
    Comunque spero di non aver offeso la sensibilità di nessuno, non era nelle mie intenzioni.

  3. Pingback: Così, tanto per giocare. Io, Dario Fo, la Palestina, Israele e la Fiera del Libro di Torino « politico

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