il "populismo" di Grillo e la chiusura a riccio degli "intellettuali", come quell'ignorante di Sgarbi & Co.


Grillo il comico. Grillo l’esaltato, il volgare, il capopopolo, lo straricco, Grillo il furbo, Grillo il politico che non vuole fare il politico. Ovvero: “non ha il coraggio di metterci la faccia” o ancora “è facile criticare, il difficile è fare”.

Un fatto è certo, però, Beppe Grillo è riuscito a far parlere di sé e di ciò che interessa a lui. Mi spiego meglio, prima della deflagrazione del fenomeno Grillo di alcuni argomenti non se ne parlava e se questo è un merito, se non è un errore porre le basi affinché nasca e si sviluppi una discussione intorno ad un dato argomento, di certo i suoi critici e i detrattori gliene debbono dare atto. Chi per primo, solo per fare qualche esempio, ha parlato di un “parlamento pulito”, chi prima di Grillo si era posto il problema degli “inceneritori”, chi, dei non addetti ai lavori, magari non strapagati, si era posto il problema dell’informazione in Italia?

Sono consapevole di rischiare d’esser considerato fazioso. Tutti noi ci siamo indignati e ci continuiamo ad indignare per le connivenze del parlamento con le mafie o con la delinquenaza comune, gli ambientalisti parlavano spesso degli inceneritori, la cosiddetta “politica dei No”, e tutti, chi più chi meno, sa che l’informazione in Italia non è paragonabile minimamente a quella degli altri Paesi Occidentali, Stati Uniti in testa. Ed allora mi direte voi, dove sta la novità?

La novità sta nel fatto che se da un lato il comico Grillo struttura le sue denunce colorite su tesi scientifiche, dall’altro lato il Comico sta proponendo, con un certo successo, una serie di referendum che potrebbero cambiare, riformare e forse migliorare il nostro benemerito Paese. E scusate ma questo non è poco.

Quale giornalista affermato si sarebbe permesso di attaccare dei mostri sacri, quasi delle istituzioni, come De Bortoli, Mieli e Mauro nonché i loro quotidiani? Chi si era posto mai il problema che il corporativismo d’origine fascista, che impera nel giornalismo, da un lato impone alle nuove leve retribuzioni da fame (in media 5 euro ad articolo) mentre, dall’altro lato, garantisce ai baroni stipendi da favola e privilegi che un comune lavoratore può solo sognarsi (come pensioni d’oro o i rimborsi per le cure odontoiatriche)? La Federazione nazionale stampa italiana, si trincera dietro il fatto che l’Ordine dei giornalisti esiste perché è in difesa della libera informazione; bene, ci dovrebbero spiegare, però, perché la nostra stampa è meno libera dell’informazione anglosassone, statunitense, francese e tedesca, dove non esiste il suddetto ordine.

Mi ero guardato bene dallo scrivere qualcosa sul fenomeno Beppe Grillo, ma dopo lo spettacolo indecoroso di giovedì scorso ad “Annozero” di quell’incivile nonché becero e presuntuoso di Vittorio Sgarbi non ce l’ho fatta.

Il teatrino adolescenziale del più ignorante degli intellettuali italiani, appunto Sgarbi, è iniziato quando Santoro ha trasmesso spezzoni del discorso di Grillo a Torino lo scorso 25 aprile e nello specifico quando il Comico ha attaccato la tesi dell’oncologo Umberto Veronesi sugli inceneritori, che fino a qualche tempo fa erano conosciuti da tutti come termovalorizzatori (una differenza lessicale non indifferente). Ma veniamo al dunque.

Il professor Umberto Veronesi, ospite di “Che tempo che fa” su Rai Tre lo scorso 20 gennaio, alla domanda del conduttore Fabio Fazio “che impatto hanno sulla salute delle persone i termovalorizzatori?” risponde secco “assolutamente zero”. E noi che siamo ignoranti in materia, a differenza di Sgarbi che è solo presuntuoso, non possiamo che prendere la sua risposta come oro colato, a patto che non proviamo ad informarci, perché se lo facciamo si scopre, quanto meno, che la situazione è controversa e più complessa di come vogliono presentarcela.

I primi a prendere le distanze dalle affermazioni del professor Veronesi sono i medici dell’ISDE Italia, l’Associazione Medici per l’Ambiente, che annovera tra i suoi membri alcuni tra i principali epidemioliogi italiani. L’ISDE non ritiene scientificamente valida l’affermazione dell’assenza di rischi legati alla presenza di incerneritori, così come dichiarato dall’oncologo. Ma questi medici sono in buona compagnia, infatti, anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità, dopo aver sottolineato il problema riguardante lo smaltimento dei rifiuti, una realtà sulla quale grava pesantemente lo scontro tra interessi privati e benessere pubblico, afferma candidamente di non essere in possesso di studi scentificamente validi in grado di escludere una diretta filiazione tra alcune patologie (anche gravi) e gli inceneritori. Se poi a ciò si aggiunge il fatto che la Fondazione Veronesi annovera tra i suoi soci grandi aziende nazionali e multinazionali impegnate nel settore petrolifero, nella costruzione di inceneritori e di discariche la situazione si fa ancora più complessa. Solo per curiosità o se volete per onor di cronaca La Fondazione vive grazie a: acciaierie come Acciai Brianza, Co.met, compagnie telefoniche come Telecom e 3, colossi industriali dell’acqua minerale in bottiglia come Ferrarelle e San Pellegrino, l’Enel Spa che, oltre a gestire centrali a carbone e ad olio combustibile, sta investendo all’estero sull’energia nucleare. Ma ancora e soprattutto Pirelli ed Eni, importanti nomi del settore petrolifero e Mondadori Spa. Poi anche la società Autostrada Ligure Toscana e VEOLIA Environnement, importantissima multinazionale francese che costruisce, tra l’altro, discariche ed inceneritori di rifiuti e detiene il 49% della società Tecnoborgo Spa di Piacenza che gestisce l’inceneritore di rifiuti di questa provincia ed il 60% della Energonut che gestisce l’inceneritore di Pozzilli (Isernia – Molise).

Che dire di altro? Sarebbe vivamente auspicabile che personaggi come Sgarbi, ovvero opinionisti e tuttologi di ogni risma, farebbero un piacere a tutta Italia se si stessero zitti o se proprio non ce la fanno sarebbe meglio che prima di aprir bocca andassero a studiare, a documentarsi perché solo così si può abbandonare la rissa, tipica delle taverne d’un tempo, in favore della discussione, del confronto e del dialogo.

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