L'eccidio di Portella della Ginestra


Sessantuno anni fa a Montelepre (Palermo) si consuma quella che possiamo considerare la prima strage di Stato del periodo repubblicano. La madre di tutte le stragi.

Un atto terroristico che causò la morte di 11 persone (di cui due bambini) e il ferimento di altre 27, nei giorni avvenire 6 di queste, persero la vita a causa delle ferite riportate quel 1° maggio del 1947. Un gruppo di fuoco, secondo la versione ufficiale, capeggiato dal bandito Salvatore Giuliano, mosso da un “sincero” spirito anticomunista, sparò, anche con armi da guerra, su contadini inermi riunitisi per celebrare la festa dei lavoratori, la loro festa. 

Un evento che vide la connivenza, una logica che l’Italia e gli italiani impareranno a conoscere bene, tra il potere mafioso, allora strettamente connesso ai latifondisti, il banditismo, con a capo Salvatore Giuliano, le più alte sfere dello Stato Italiano, uno su tutti il Ministro degli Interni Mario Scelba, i fascisti appartenenti alla X Mas, Junio Valerio Borghese, e l’OSS (oggi CIA) gli onnipresenti Servizi Segreti americani.

Lo Stato italiano nei giorni seguenti fece di tutto per relegare quel eccidio al di fuori di una logica politica. Per Scelba e i Carabinieri quello fu solamente un delitto mafioso, compiuto ai danni di contadini comunisti, in una Regione che, qualche settimana prima (20 aprile 1947), aveva visto la coalizione PSI – PCI conquistare 29 rappresentanti (con il 29% circa dei voti) all’Assermblea regionale Siciliana contro i soli 21 della DC (crollata al 20%).

Le vittime erano 

  1. Margherita Clesceri
  2. Giorgio Cusenza
  3. Giovanni Megna (18 anni)
  4. Giovanni Grifò (12 anni)
  5. Vincenza La Fata (7 anni)
  6. Giuseppe Di Maggio
  7. Filippo Di Salvo
  8. Francesco Vicari
  9. Castrenze Intravaia
  10. Serafino Lascari
  11. Vito Allotta (19 anni)
  12. Vincenza Spina
  13. Eleonora Moschetto
  14. Giuseppa Parrino
  15. Provvidenza Greco
  16. Vincenzo La Rocca

Dai «rapporti desecretati dell’Oss e del Cic (i servizi segreti statunitensi della Seconda Guerra Mondiale), che provano l’esistenza di un patto scellerato in Sicilia tra la cosiddetta “banda Giuliano” e le forze paramilitari del fascismo di Salò (in primis, la Decima Mas di Junio Valerio Borghese e la rete eversiva del principe Pignatelli nel meridione) sono il risultato di una ricerca promossa e realizzata negli ultimi anni da Nicola Tranfaglia  (Università di Torino), dal ricercatore indipendente Mario J. Cereghino e da chi scrive»
 (da Edscuola, Dossier a cura del prof. Giuseppe Casarrubea).

«Il Giuliano allora si è avvicinato a me chiedendomi dove fosse mio fratello. Ho risposto che si trovava in paese con un foruncolo. Egli allora mi ha detto: “È venuta la nostra liberazione”. Io ho chiesto: -E qual è?- Ed egli di rimando mi disse: “Bisogna fare un’azione contro i comunisti: bisogna andare a sparare contro di loro, il 1° maggio a Portella della Ginestra. Io ho risposto dicendo che era un’azione indegna, trattandosi di una festa popolare alla quale avrebbero preso parte donne e bambini ed aggiunsi: “Non devi prendertela contro le donne ed i bambini, devi prendertela contro Girolamo Li Causi (segretario regionale del PCI) e gli altri capoccia”»
 (Dichiarazione di Gaspare Pisciotta luogotenente di Salvatore Giuliano)

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