Quando non si sa giocare (ovvero sulla sicurezza). Veltroni, Rutelli e i comunicatori dell'una e dell'altra parte


Fare delle analisi a giochi fatti è non solo facile, ma spesso risulta banale e supponente. Lungi da me l’intenzione, quindi, di dissertare sui risultati delle ultime elezioni. Navigando in rete, però, ho scoperto delle statistiche, sul problema sicurezza, decisamente interessanti.

“Hanno strumentalizzato il problema sicurezza”, si è detto da più parti in questi ultimi giorni. E’ vero, ma altrettanto vero è che la sinistra ha permesso questa strumentalizzazione. Nessuno vuole negare “Il Problema Sicurezza”, ma un po’ di chiarezza va fatta.

il 20 giugno scorso il Viminale ha reso noto il “Rapporto sulla criminalità in Italia: Analisi, Prevenzione, Contrasto” (per la versione sintetica clicca qui), una vera miniera di informazioni, le quali vanno lette nel giusto modo e senza alcuna faziosità.

la cosa che più di ogni altra ha colpito la mia attenzione è la diminuizione degli omicidi sul territorio nazionale dai primi anni ’90 sino al 2006, a tal punto che il Ministro Giuliano Amato ha dichiarato:

L’andamento degli omicidi dall’inizio del ’90 ad oggi non fa che essere calante, ma questo dato viene cancellato dall’impatto emotivo che hanno sull’opinione pubblica gli episodi criminosi che avvengono, ad esempio, a Napoli.

  

Fonte: elaborazione su dati Dipartimento della P.S..

 

Fonte: per il 1988-2000: elaborazioni su dati Ced;
per il periodo 2004-06: elaborazioni su dati SDI.

 

Un altro dato interessante è il legame esistente tra criminalità ed immigrazione, regolare ed irregolare. Se si analizzano i dati della criminalità in riferimento agli immigrati regolarmente registrati si scopre che solo il 5% dei regolari commette reati, una percentuale (con buona pace dei leghisti e dei media berlusconiani)identica a quella dei cittadini italiani che delinquono. Una percentuale naturalmente che sale se l’immigrato è irregolare. Nulla di nuovo mi direte voi, eppure qualcosa di strano c’è. Che cosa vuol dire ciò? che la condizione di irregolare porta a delinquere? Ovvero, queste “orde barbariche”, che uccidono, rubano, violentano, scippano e chissà cos’altro ancora, una volta regolarizzati mettono la testa a posto? Cioè tu cattivo per natura, antropologicamente deviato, ti trasformi in una persona civile non appena vieni regolarizzato? Se è così – e sono i numeri a dirlo e non i proclami di qualche esagitato – abbiamo trovato la soluzione al problema sicurezza. Infine, va appena ricordato che la percentuale dei clandestini criminali è fortemente inficiata dal reato di clandestinità, un irregolare è reo in quanto clandestino, questo è buffo nonché tautologico, ma che dire, ai media e ai nostri politicanti (platonicamente parlando) piace tanto rimarcare l’ovvio. 

Ma su questo dato c’è un’altra analisi da fare. Prima però una piccola premessa. Da sempre la sinistra ha detto che a linquere sono i più poveri, le fasce meno abbienti della società, un’equazione che prima non piaceva alla destra ora non piace neppure agli intellettuali di sinistra. Vedi Miriam Maffai, che qualche giorno fa, si scagliava veementemente contro i politici del Pd che ancor oggi si ostinano a difendere questa linea di pensiero. Mi spiace per la Miriam e per i vari Giampaolo Pansa, architetti di questo nuovo mondo, perché a contraddirli sono proprio le analisi del Ministero degli Interni e degli uomini dell’Istat. Detto ciò ritorniamo al Rapporto. Gli immigrati regolari, abbiamo detto, delinquono tanto quanto gli italiani, gli irregolari di più, ma questo dato per un certo verso è fuorviante. Nell’analizzare questi numeri non si può tacere il fattore anagrafico. E’ oramai assodato che delinquono più i giovani delle persone mature, ovvero andando avanti negli anni l’essere umano, per così dire, mette giudizio (dati Istat). Quanti anni hanno gli immigrati che “appestano” le nostre città?

L’83% degli immigrati regolari, nel 2006, aveva meno di 45 anni. Il 60% aveva meno di 35 anni. Questa non è la distribuzione della popolazione italiana. Infatti gli italiani con meno di 45 anni sono solo il 54% della popolazione, e solo il 40% ha meno di 35 anni. Sulla base di ciò è troppo azzardato affermare che l’italiano elude la legge più dell’immigrato?

Seguendo questa analisi non posso non citare il bellissimo posto di Aramesh ed il suo ragionamento sull’Inconfrontabilità reddituale tra l’italiano e lo straniero.

 Il reddito procapite medio dichiarato dai cittadini italiani, nel 2003, è stato di quasi 26.000 euro annui. Il reddito procapite medio degli stranieri, nello stesso anno, si è aggirato intorno agli 11.000 euro annui. Osservazione: Dato che la tendenza statistica al crimine aumenta al diminuire del reddito, il campione straniero dovrebbe essere confrontato con un campione italiano con uguale livello reddituale. Per un livello di reddito di 11.000 euro annui, la tendenza a delinquere aumenta enormemente rispetto a quella media, tra la popolazione italiana.

Che cosa si deduce da queste statistiche lette alla luce dei fattori che ne determinano la natura ed il peso mi appare abbastanza evidente. I numeri, i dati si commentano da soli  

 Altre due tabelle:

  

Fonte: elaborazioni su dati SDI

  Fonte: Elaborazione su dati Ministero dell’Interno

Per chi volesse confrontare, sempre al di là della faziosità dei vari Fede, Belpietro, Feltri, Fini, Alemanno Bossi e Moratti, i dati della criminalità nella opulenta quanto civilissima Milano con i dati riguardanti Roma cliccate di seguito:

Per Milano

Per Roma

 

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