Le ombre della liturgia preconciliare


I “Perfidi giudei” che vivono nella “cecità”, tra  le tante espressioni vi erano pure queste  a rimbombare tra le navate delle chiese cattoliche prima di quel fatidico 1969. Anno in cui divennero fattuali i dettami del Concilio Vaticano II.

Questa la paura della comunità cattolica anglosassone, che ha risposto negativamente al via libera del papa alla messa in latino. Oltre all’ovvio disappunto per il ripristino di una lingua ai più incomprensibile, ciò che preoccupa la comunità d’Oltremanica è il recupero della liturgia preconciliare, saldamente ancorata ad un particolare orizzonte cultural-religioso. Antisemitismo? In qualche modo si.  In fondo il popolo ebraico era quello che aveva disconosciuto il Salvatore mandandolo al patibolo, e questo non fu dimenticato.

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Il Concilio Vaticano II non rappresentò solo una certa apertura della Chiesa alle cose mondane, capace di mettere in discussione una serie di principi difficilmente ascrivibili al messaggio evangelico, come ad esempio l’infallibilità del Papa, ma fu un effettivo giro di boa, che negli ultimi anni permise ad un Papa, entrato nei cuori di tutti, di ammettere le colpe della Chiesa, da sempre sfacciatamente negate.

“Affinché Nostro Signore sollevi il velo che copre i loro cuori ed essi riconoscano il Nostro Signore Gesù Cristo”, recitava una preghiera d’allora.

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