Gesù, il Papa, il latino e i "topos" della Bibbia


Un vecchio sogno del Papa finalmente diviene realtà. La notizia è di ieri 28 Giugno, la messa, se i fedeli vorranno, sarà celebrata in latino.  

Il documento tra poco raggiungerà i vescovi di tutto il mondo ed entro la prossima settimana sarà reso noto al grande pubblico. Il testo, che sicuramente farà discutere, già sono state espresse perplessità dagli episcopati francese e statunitense (con il quale si paventa da anni una scissione), parifica la messa in latino a quella in volgare voluta da Paolo VI.

Papa Paolo VI

paolo-vi.jpg

Questo è un passo, forse non propriamente il primo, a detrimento del messaggio fuoriuscito dal Concilio Vaticano II, che a parere del Papa, va  interpretato, “interpretare il Concilio“, ha dichiarato, alla luce della tradizione, senza tuttavia rinunciare a due dei sui apporti più importanti, la libertà religiosa e le relazioni tra la Chiesa e il mondo.

un momento del Concilio Vaticano II

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A che pro? Quale è l’obiettivo che si vuole raggiungere con il recupero della messa in latino? Recuperare il rapporto con i lefevbriani? Sicuramente! Ritornare ad una purezza originale del cristianesimo? Può essere, ma non chiedetemi troppo, non mi invento teologo né esegeta.

I fatti sono questi, ma a ciò vorrei aggiungere una curiosità, un articolo pubblicato su L’Espresso dello scorso 7 Giugno, a firma di Marco Damilano, intitolato “Cristo, quanti errori“.

L’articolo riguarda il libro “Gesù di Nazareth” e l’autore è Joseph Ratzinger. Nulla di strano direte voi, ma se il libro è zeppo di errori, imprecisioni e parole tradotte male, qualcosa di sicuro non torna.

Papa Benedetto XVI 

 paparatzinger.jpg

 

Senza addentrarci nella filologia dei termini, greci ed ebraici, o sulla interpretazione di Cristo del Papa, in controtendenza con mezzo secolo di studi sui testi evangelici e sulla sua figura storica,  riporto qui quelle inesattezze che con un po’ di volontà possiamo tutti andare a verificare.

Iniziamo da p.51, Benedetto XVI racconta il passo biblico in cui si narra del tentato sacrificio di Isacco ed è qui che troviamo i primi due errori. Secondo il Papa, Abramo camminò per 40 giorni prima di raggiungere il monte Oreb, luogo designato per l’olocausto. 40 giorni nei quali Abramo non bevve né mangiò. Bene il monte era il Moria ed il viaggio durò 3 giorni (capitolo 22 del libro della Genesi).  Chi digiunò per 40 giorni verso il monte Oreb, invece, fu il profeta Elia (capitolo 19 del libro dei Re)…

A pagina 213, 272, 315 e 335 Benedetto XVI scive che Gesù entrò a Gerusalemme la domenica delle Palme. Al tempo però la domenica ancora non esisteva ed inoltre la si chiama delle Palme proprio per ricordare quel giorno, infine, l’istituzione di questa festività avvenne qualche secolo dopo…

Ma ancora a pagina 356 il Papa inciampa sul monte Oreb. Parlando dei monti della rivelazione ne cita tre: il Sinai, l’Oreb e il Moria. Ok, forse non tutti sanno che il monte Sinai e l’Oreb nella Bibbia sono la stessa cosa, è il luogo da dove Dio parla al suo popolo… 

Il perchè il Papa, o chi per Lui, ha commesso questi ed altri errori non è facile dirlo, il fatto è che gli errori ci sono. Un certo cardinale gesuita, Carlo Maria Martini, ex rettore dell’Università Gregoriana, ha spiegato, o come dice Damilano, ha gettato un’ombra sulla preparazione dell’autore, “Egli non è esegeta, ma teologo, e se bene si muova agilmente nella letteratura esegetica del suo tempo non ha fatto studi di prima mano, per esempio sul testo critico del Nuovo Testamento“. Come dire uno studioso che non si aggiorna. 

L’articolo di Damilano si conclude con una domanda ed una risposta del cardinal Martini. E il successo popolare del testo ratzingeriano?(Sono state già vendute un milione e mezzo di copie) “Tutto sommato non è un indice particolarmente significativo del valore del libro” e se lo dice l’ex rettore dell’Università Gregoriana ci possiamo credere.

        

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2 Pensieri su &Idquo;Gesù, il Papa, il latino e i "topos" della Bibbia

  1. Come membro del club “amici di razzingher” non posso esimermi dal commentare cotanto post!

    I giudizi li lascio anch’io volentieri al Cardinal Martini e ad altri ugualmente degni.

    La messa in latino invece, anche se su richiesta, è una trovata geniale.
    Conferma la matrice fideista del razzipensiero.
    Il cattolico non deve capire, contestualizzare e interpretare.
    Deve ripetere a memoria (banditi i playback fraudolenti) e credere.(punto)

    La vera svolta riformatrice di Benedetto XVI sarà però un’altra:
    un’ora prima della messa gastroscopia ai fedeli intenzionati a prendere l’eucarestia!
    Quando ero piccolo e chierichetto cum laude si usava così…si andava a fiducia però.
    Oggi la scienza ha fatto passi da gigante, usiamola!

    😉

  2. Pingback: La vera chiesa per Papa Ratzinger è una sola. Le altre giocano in serie minori « politico

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