Val di Noto. Trivellazioni e le certezze di Totò Cuffaro / 3di3


Oggi ho ricevuto una segnalazione dagli amici del Comitato No-Triv, che mi hanno inviato il link del discorso (dal 29° min. intervento di Andrea Cammilleri, dal 38° min. l’intervento di Totò Cuffaro) fatto dal presidente della Regione Sicilia in occasione della cerimonia di presentazione della fine dei lavori alla cattedrale di Noto.

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Naturalmente Totò Cuffaro non ha perso occasione per ribadire la sua estraneità, come governo, alla questione riguardante le trivellazioni nel Val di Noto.

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Due appunti alle dichiarazioni del presidente della Regione:

1) Non è vero che le trivellazioni riguardavano solo il metano. Se il presidente avesse letto il disciplinare sarebbe a conoscenza che la ricerca riguarda gli idrocarburi liquidi e gassosi, dove liquidi, scusate la pedanteria, sta per petrolio.

Maria Noé

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2) Non è vero che il governo siciliano è stato da sempre contrario alle trivellazioni (questa affermazione è stata ripetuta ben 9 volte dal presidente della Regione). Ricordo, che a firmare la concessione fu un l’assessorato all’industria nella persona di Maria Noè in forza ad un partito denominato Lista del Presidente (dove naturalmente il presidente è Cuffaro).  

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vedi anche: La Sicilia e il Muro di gomma 1di3 e Val di Noto. La Panther Oil fa un passo indietro. Ma Wwf e Ds frenano gli entusiasmi 2di3

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Forcella, Napoli. Ennesima vittoria della camorra, lo Stato arretra e don Luigi Merola è costretto ad andarsene


Anche se tutti i fiori saranno strappati, nessuno potrà mai fermare la Primavera. Continuiamo a sognare una Primavera di Pace e di Giustizia per la nostra amata terra campana..!”, ha salutato così don Luigi Merola gli abitanti di Forcella.

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Don Luigi Merola, il sacerdote anticamorra, ha lasciato, ieri domenica 24 Giugno,  la parrocchia di San Giorgio ai Mannesi, nel quartiere di Forcella. Ad annunciarlo è stato l’arcivescovo di Napoli, cardinale Crescenzio Sepe.

Don Luigi Merola un prete che da anni combatte la camorra a Forcella, un quartiere difficile, un quartiere nel quale è diventato simbolo di legalità e speranza. Don Merola viveva da anni oramai sotto scorta e nonostante le ripetute minacce ha continuato nella sua opera di denuncia. Pochi giorni fa l’ultimo avvertimento, una foto con un proiettile disegnato sulla bocca del prete.

Lo Stato non è in grado di difenderlo e perciò va spostato, a chiederlo, però, è stato lo stesso Merola, forse troppo stanco o forse non vuole rischiare la vita di innocenti in una lotta decisamente  impari.

 

Il giudice Ingroia sulla nuova P2. ''C' e' un qualcosa nel paese che da mesi, forse un anno, soffia aria mefitica''


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Qualcuno invoca la moralizzazione della politica. Qualcun altro, sfruttando la sua posizione, inveisce contro chi non può far altro che pagare le tasse, esaltando, al contempo, commercianti, imprenditori e liberi professionisti, che poi sono anche i soggetti direttamente coinvolti nel problema dell’evasione fiscale.

Altri, cavalcando l’onda, parlano di antipolitica e altri ancora accusano il sindacato di rappresentare solo la Pubblica Amministrazione e i fannulloni.

giudice Antonio Ingroia

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Mentre tutto ciò accade un certo Antonio Ingroia, sostituto procuratore a Palermo, da sempre impegnato nella lotta alla mafia, alle telecamere di “In Mezz’ora” della Lucia Annunziata, in onda ogni domenica su Rai Tre, ha paventato l’esistenza di una nuova P2.

Ingroia ha dichiarato:

Non credo sia un eccessivo allarmismo, sono convinto, non per fede ma per risultanze di indagini, che questo sistema di potere sia vivo e presente e in questo momento, a causa della debolezza della democrazia italiana, sia più forte“.

La politica stessa, alle volte, invece di chiedere dei passi avanti chiede dei passi indietro alla magistratura… Si pensa che i magistrati intendano avversare il primato della politica ma non è così, ben venga quando si fanno passi avanti verso le regole e una maggiore legalità ma spesso, invece, e forse anche negli ultimi giorni, il primato della politica viene inteso come richiesta di passi indietro alla magistratura e alla stampa“.

Questo “preoccupa perchè se cade nel vuoto il ruolo della giustizia e dell’informazione si arriva sul ciglio di un precipizio nel quale cadiamo tutti“. Il rischio, poi, conclude Ingroia, “di una strumentalizzazione dell’azione del magistrato c’è sempre” e “c’è un disegno che passa anche attraverso la strumentalizzazione del conflitto tra politica e magistratura“.

Facendo riferimento alla pubblicazione delle intercettazioni telefoniche e al rinvenimento di archivi ‘paralleli’, il magistrato Ingroia ha parlato di un ”sistema di potere collaterale”. ”P2 o non P2, ha aggiunto, sono convinto che questo sistema di potere è ancora vivo, presente in Italia e ancora piu’ forte grazie alla debolezza della democrazia. E’ un momento di pericolo per la democrazia italiana”.

Intercettazioni telefoniche. Privacy e diritti individuali nell'americanismo odierno


Antonio Di Pietro si schiera contro la legge sulle intercettazioni e lo confessa al blog di Beppe Grillo. «Siamo ormai ridotti alla informazione giudiziaria, scrive Beppe Grillo, per sapere cosa succede. E ci vogliono togliere pure quella. Il governo Prodi è nato morto con l’aborto della nomina di Mastella alla Giustizia».

Mentre il popolo italiano si abitua ai continui scandali, che ad intervalli regolari deflagrano in questo o in quel settore, la nostra classe dirigente, dimentica delle sue ataviche differenze, si trincera dietro un muro di democraticità, di diritto alla privacy e di diritti individuali.

E così mentre vallettopoli, calciopoli, tangentopoli e con loro i furbetti del quartiere e le varie scalate, hanno caratterizzato, per quanto ne possiamo sapere, gli ultimi anni della democrazia italiana, i nostri politici hanno deciso di imbavagliare l’informazione. Di punire l’anello debole della catena (i giornalisti, punibili pecuniariamente, sino a 100.000 euro, ma anche penalmente) e di lasciare nella sua naturale ignoranza la cittadinanza, che, se passasse la legge, verrebbe informata solo a chiusura del processo. E così, però, il cittadino potrebbe continuare del tutto indisturbato a fare il tifo per questa o quella squadra di calcio, per questo o quel governatore, per questo o quel politico, giornale, banca o assicurazione che dir si voglia.

Ma la legge, che tra poco verrà discussa in Senato, raggiunge anche un altro obiettivo, che è quello di permettere al giornalista di farsi gli affari suoi e quindi viver meglio, lontano dalla morbosità del quotidiano.

Con buona pace per i futuri golaprofonda, Nixon e Watergate.

[Alcuni passi della lettera del Ministro Di Pietro]

I nostri emendamenti si propongono di eliminare le pesanti sanzioni, anche penali, ai giornalisti, che sono l’anello debole della catena, e di garantire la possibilità di accedere alle intercettazioni durante le indagini preliminari una volta messe a disposizione delle parti e riconosciute rilevanti ai fini penali.

Le intercettazioni di D’Alema e Fassino, come quelle dei politici legati a Berlusconi, hanno infatti un significato “politico” e, per questo, non possono e non devono essere sottratte alla valutazione degli elettori.

La stessa Corte Europea dei diritti dell’uomo ha dato pienamente ragione alla nostra decisione di non votare al Senato il testo sulle intercettazioni. Lo ha fatto con una recente sentenza che ha condannato la Francia per violazione della libertà di espressione in relazione ad una condanna dei tribunali francesi di due giornalisti per la pubblicazione di un libro sul sistema di intercettazioni illegali durante la presidenza Mitterrand.

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Firma anche tu contro la legge bavaglio-Mastella

vedi anche:

I giornalisti europei bocciano ancora una volta la praxis italica…

Intercettazioni. Tutti allarmati tranne Berlusconi & Co.

Le intercettazioni e le falsità costruite ad hoc…