14 leghisti sospesi dai lavori parlamentari. Bossi condannato in via definitiva


L’Ufficio di presidenza di Montecitorio all’unanimità ha sopseso (oggi alle 14.30) per 10 giorni 14 deputati della Lega. Quegli stessi deputati, chissà se sono tutti, che giovedì scorso hanno occupato i banchi del Governo italiano. Il presidente Bertinotti si è detto profondamente rammaricato di dover ricorrere a tali provvedimenti estranei alla dialettica parlamentare.  

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Al contempo, è notizia dello scorso 15 giugno, la condanna definitiva per Umberto Bossi, per avere offeso il Tricolore il 26 luglio del 1997 (“Quando vedo il Tricolore mi inc… Lo uso per pulirmi..”), era stato condannato a 1 anno e 4 mesi di reclusione, con la sospensione condizionale della pena il 23 maggio del 2001 (Tribunale di Cantù). Lo ha deciso la Prima sezione penale della Cassazione, respingendo il ricorso presentato dalla difesa dell’ex ministro delle Riforme. La Suprema Corte, però, ha revocato la sospensione condizionale della pena pecuniaria, pari a 3 mila euro. Il 14 novembre del 2006 la pena era stata convertita dalla Corte d’Appello di Milano in una multa di 3 mila euro. Oggi il rigetto del ricorso della difesa dell’ex ministro leghista, così come aveva chiesto il pg Vladimiro Di Nunzio, da parte della Prima sezione penale della Cassazione, presieduta da Giovanni Canzio, che ha comunque revocato la sospensione condizionale della pena.

 

 

 

19 giugno '07 – Rahmatullah Hanefi scarcerato


Da: Peacereporter 

 Kabul. Rahmatullah Hanefi è di nuovo un uomo libero.

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Alle 16.00 locali di questo pomeriggio di sole, Rahmatullah è uscito dal portone dell’Investigation Department 17. Occhi stanchissimi, vestito con una shawar kameez bianca. “Salam Rahmat!”.  “Come stai?”, chiede Gino Strada, che è andato a prenderlo al carcere. “Sono vivo.” risponde in pashtu. Poi, in italiano aggiunge “Sto bene“.

Un abbraccio veloce, poi via di corsa sulle macchine di Emergency verso le case dello staff. Che lo attende con ansia, dopo aver preparato addobbi di rose rosse di plastica.
E’ qui con noi, è libero”: Gino Strada comunica rapido la notizia alla sede di Emergency a Milano. Dall’altro capo del filo si sentono urla e applausi. Il cugino di Rahmat, Abdullah, compone il numero di casa, a Lashkargah, nel cuore di quella provincia di Helmand che negli ultimi mesi è diventata l’epicentro della guerra. Passa il telefono a Rahmat che, dopo tre mesi può parlare con sua moglie. Le case dello staff di Emergency sono vicino all’ospedale dell’organizzazione, nella centralissima Shar-e-naw. Quando arrivano le macchine, il tè verde è già pronto su un tavolino, insieme a uvette e mandorle tostate.

Rahmat ha la barba cortissima. Sorride e sospira, mentre beve un’acqua tonica e telefona di nuovo a casa. Gino Strada è raggiante: “Questa è una bellissima giornata, una giornata di festa, non solo per Rahmat ed Emergency, ma anche, credo, per moltissimi afgani e moltissimi italiani”.