riforme mancate, tabù, diktat e personalismi nella politica belga


Ieri, sabato 9 Giugno, alla vigilia delle elezioni, Le Soir en ligne ha pubblicato un caustico editoriale di Delvaux Beatrice. Trois défis, sans tabou ni diktat questo l’invito, che è anche un monito, della giornalista ai maggiori partiti dell’area francofona e non solo. La campagna elettorale è stata monopolizzata, ci dice, dai fatti di Charleroi, che per quanto importanti, non possono esaurire il senso ed il valore delle elezioni che si terranno domenica 10 Giugno in Belgio. (qui approfondimenti sul caso Charleroi)

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E così mentre i leaders del PS e del MR continuano ad attaccare ed a demonizzarsi a vicenda, l’elettorato rimane passivo spettatore del “teatrino” della politica, la quale, eccezion fatta per i proclami, continua a non guardare alle reali necessità del paese, dei cittadini. Uno status quo perpetrato, più o meno consapevolmente, da una classe politica incapace di cogliere gli umori dell’elettorato. Un fatto che, secondo la Delvaux, porta a due possibili ordini di conseguenze: il ritorno degli estremismi di destra o ad una progressiva quanto inesorabile disaffezione dalla politica. Un dato che par esser confermato da un recente sondaggio che registrerebbe un aumento delle dichiarazioni di astensionismo in Vallonia. Infatti, mentre questa percentuale (sempre vanificate, però, dai fatti) negli anni scorsi oscillava tra il 26 e il 27%, quest’anno un elettore su tre (32,8%) ha espresso la volontà di non andare a votare.

La coalizione rossoblu, nei quattro anni in cui è stata al governo, afferma la Delvaux, non ha affrontato e risolto nessuna delle reali problematiche della Nazione. “La modernizzazione dell’apparato statale, le riforme in campo economico e tecnologico, il problema della legalità e le questioni sociali ed ambientali rimangono nodi irrisolti”.

La soluzione proposta dalla Delvaux è diretta quanto assimilabile al comune sentire. Né tabù né diktat. Occorre, prosegue l’editoriale, assumersi la responsabilità per creare «un équilibre entre l’évolution des moeurs et les nécessaires limites à imposer au terrain de vie sociétal». Un governo non può esser bloccato da diktat o tabù etici, la separazione tra Stato e Chiesa è un principio indiscutibile, così come è inaccettabile che i tabù del political correct impediscono un serio confronto su problematiche quali la disoccupazione, l’immigrazione o la crescente disuguaglianza sociale.

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Il Val di Noto. la Sicilia e il Muro di gomma /1di 3


 Circa un anno fa scrissi un articolo, che riporto qui sotto, sulla devastazione in atto in Val di Noto a causa delle ricerche di idrocarburi della Panther Resources Corporation una multinazionale texana. Quell’articolo non fu mai pubblicato, perché, mi venne detto, non c’era la notizia. In effetti questa non era convinzione solo della testata per cui lavoravo, ma anche dei più popolari giornali siciliani, che si guardarono bene dal dar fastidio agli interessi che ruotano intorno a tutta l’operazione.

Oggi dobbiamo ringraziare la sensibilità di un intellettuale nostrano, Andrea Cammilleri, che si è interessato alla salute del Val di Noto scrivendo al direttore de La Repubblica ed indicendo una petizione, favorevolmente accolta dai lettori del famoso quotidiano. Un ringraziamento speciale va pure al Times e al Guardian, che ne hanno dato visibilità. A differenza dei tanto decantati direttori dei quotidiani siculi, che non si capisce il perché continuano a beneficiare del titolo di giornalisti.

 

La Panther Resources Corporation, multinazionale texana, dopo aver ottenuto l’autorizzazione a ricercare idrocarburi liquidi e gassosi in un’area di 74.637 ettari, nella zona del “Fiume Tellaro”, ha iniziato le sue attività di carotaggio. 

La prima cosa che salta all’occhio è il modo in cui il governo siciliano autorizzò queste ricerche. Infatti, le amministrazioni locali non furono minimamente informate sull’intera operazione. L’allora Assessore regionale all’industria, Maria Noé (rinviata a giudizio per abuso d’ufficio nel territorio messinese), con il D.A. n. 16 del 22-03-04, autorizzò le trivellazioni e così la Panther Eureka s.r.l., società che cura in Italia gli interessi della multinazionale texana, ottenne il 27 maggio del 2005 il consenso ad iniziare in contrada Maltempo, tra Ragusa e Chiaramente Gulfi, la costruzione di Eureka 1, concessione che riguarda un’area di 9950 mq.

Contrada Maltempo (Rg)

Sorvolando sull’incredulità di James Smitherman III, che non riesce proprio a capire il perché i comuni interessati ce l’abbiano proprio con la società da lui guidata, appare evidente l’arroganza e la povertà di un’intera classe politica del tutto incapace di una programmazione, a medio e a lungo termine, lontana da paradigmi produttivi ormai obsoleti.

Nel pieno disconoscimento dell’unicità della zona, dichiarata dall’Unesco nel gennaio 2003 patrimonio dell’umanità, e della scelta di un determinato modello di sviluppo in armonia con il patrimonio culturale, paesaggistico ed artistico: l’amministrazione di Ragusa, a differenza di tutti gli altri comuni interessati, non si è minimamente opposta a questa scelta, né ha creduto giusto coinvolgere la cittadinanza su una questione che la riguarda direttamente.

Infiorata a Noto
 
Indicativa è l’intervista rilasciata ad “Economy”, magazine di Mondadori, il 25 gennaio del 2006, dall’Assessore regionale ai Beni Culturali, Alessandro Pagano, il quale oltre a definire il Val di Noto una «campagna desolata … libera da qualsiasi vincolo paesaggistico», rassicura ed assicura la totale compatibilità tra le trivellazioni e l’ecosistema, concludendo la sua “attenta” disamina, sostiene che non sarà di certo «un pozzo largo due metri a minacciare l’ecosistema del Val di Noto», peccato che il disciplinare riguarda 750 chilometri quadri.

Ciò che viene propagandato come sviluppo del territorio, in termini di occupazione e di ricchezza, per Vincenzo Moscuzza, presidente del Comitato contro le trivellazioni nel Val di Noto, assume la forma di un neocolonialismo. La Regione Sicilia e l’ossequioso silenzio del Comune di Ragusa hanno praticamente “svenduto” le colline interessate sulla base delle royalty, che garantirebbero alla comunità il 5% dei guadagni della Panther Oil, circa 100 mila euro l’anno per ogni pozzo, ed altri 100 mila euro annui che la Panther investirebbe in attività culturali.

Avevamo cercato di contattare il settore Ambiente ed Ecologia del Comune di Ragusa per provare a capire le loro motivazioni, ma Giulio Lettica si è rifiutato di incontrarci; questa stessa solerzia è stata riscontrata da presidente di Legambiente di Ragusa, Claudio Conti, che ha parlato di un «Muro di gomma», ricordando il celebre film di Marco Risi.

leggi anche: Val di Noto. La Panther Oil fa un passo indietro. Ma Wwf e Ds frenano gli entusiasmi / 2di3 ed ancora Val di Noto. Trivellazioni e le certezze di Totò Cuffaro / 3di3