emergency. a chi da fastidio?



Post.it con la presidentessa di Emergency e moglie di Gino Strada, Teresa Sarti

Intervista di Vito Scalisi e Saro Distefano

La presenza di Emergency in Afghanistan non è mai stata ben vista da nessuna delle forze in campo, nemmeno dalla stessa coalizione occidentale. Una organizzazione troppo indipendente, un occhio “eccessivamente” obiettivo su quello che accade in una terra martorizzata da un conflitto ingiustificato e privo di valori umani. Viene da pensare che tutta l’operazione dal rapimento o dalla liberazione di Mastrogiacomo in poi abbia avuto come obiettivo solo quello di isolare la vostra organizzazione umanitaria per spingervi a lasciare quella terra… è un pensiero plausibile?

Emergency è in Afghanistan dal 1999. E’ del rispetto delle popolazioni, di chi è ferito ed ammalato che ci interessa; a tutti gli altri chiediamo che ci lascino fare il nostro lavoro. Ad oggi questo è stato possibile perché non solo abbiamo dichiarato ma abbiamo praticato neutralità e lo abbiamo fatto sul campo: ci sono oltre un milione e mezzo di cartelle cliniche che lo dimostrano. Ma è vero che siamo di parte: siamo dalle parte delle vittime e non abbiamo mai smesso di parlare degli effetti della guerra. Che questo sia all’origine delle minacce o delle omissioni dei Governi che di quelle guerre sono responsabili, così come delle stragi di civili che esse sempre rappresentano, è plausibile e non sorprende affatto purtroppo.


 

Ha sempre poco senso ragionare a posteriori, ma proviamo a farlo. Emergency non ha mai voluto far politica né scendere a patti con la Politica, magari per qualche finanziamento, visto come si sono evolute le cose rifareste la scelta di occuparvi dei sequestri?

Emergency non ha scelto di occuparsi di sequestri; Emergency ha scelto e sceglie, di salvare vite umane. Questa scelta è all’origine di tutte le attività svolte dall’associazione, in Afganistan come altrove. Non siamo mai scesi a patti con la politica. Nella tragica vicenda Mastrogiacomo, ad esempio, abbiamo risposto ad una richiesta che veniva dal Governo italiano chiarendo che l’unico incarico che avremmo potuto assumere sarebbe stato la facilitazione di una trattativa che non spettava a noi condurre. L’unica richiesta che avremmo fatto, se necessario, sarebbe stato il rilascio incondizionato per motivi umanitari di tutte le persone coinvolte.

Disillusione o radicamento di alcune convinzioni supposte. Quali sono le considerazioni che Emergency trae all’indomani di questa scandalosa vicenda da cui lo stesso Governo italiano ne esce con una immagine a dir poco offuscata? Esiste ancora una traccia del tanto propagandato pacifismo preelettorale nell’attuale conduzione della politica estera italiana?

Lei dice “all’indomani di questa vicenda” ma la vicenda nata attorno al rapimento del giornalista Mastrogiacomo non si è ancora conclusa, ed il Governo italiano così come quello afgano non ne sono ancora usciti.

Sayed Agha e Adjmal Nashkbandi sono stati uccisi. Rahmatullah Hanefi, responsabile dell’ospedale di Emergency a Lashkar-gah il cui ruolo è stato determinante nella vicenda, è dal 20 marzo rinchiuso nelle carceri afgane, e Amrullah Saleh, capo dei servizi di sicurezza afgani ha accusato Emergency di non essere un’organizzazione umanitaria bensì di fiancheggiare i terroristi. Tutto questo non è che una conferma inquietante della nostra preoccupazione che fosse in atto, attraverso l’illegale sequestro di Rahmatullah, un’operazione contro Emergency. Una ritorsione su destinatari impropri per l’esito del sequestro Mastrogiacomo, che ha comportato la liberazione di cinque detenuti, concordata tra Hamid Karzai e Romano Prodi.

Emergency ha ripetutamente chiesto al Governo italiano di impegnarsi per la liberazione del nostro collaboratore e consideriamo gravissimo che il nostro Governo non abbia immediatamente smentito le infamanti illazioni che descrivono Emergency come fiancheggiatrice di terroristi e di Al-Qaeda.

Quel che chiediamo è un impegno concreto, non un riconoscimento verbale, perché cessino le minacce o le omissioni e si verifichino quindi le condizioni affinché Emergency possa riprendere pienamente il lavoro nel Paese: dal 1999 cure medico-chirurgiche specializzate e gratuite destinate alle vittime della guerra e della povertà; accessibili a chiunque sia ferito o ammalato.

Intellettuali e politici di basso rango italiani non hanno perso tempo per gettare fango contro la vostra organizzazione. Perché Emergency da così tanto fastidio?

Da 13 anni ci occupiamo di portare a casa vite umane. Abbiamo cose più serie a cui pensare che il blaterare di qualche sciacallo. Il nostro personale italiano, quello che lavora a Milano e Roma, ha lo stesso risposto con una recente lettera aperta a questi attacchi. Lo abbiamo già detto: a loro Emergency da fastidio perché oltre al fare ha sempre unito il dire. Hanno definito Gino e tutti noi in tutti i modi possibili in questi anni. Non stupisce perché sono gli stessi che si ostinano a chiamare la guerra, pace. Non ce ne curiamo più di tanto perché la verità è semplice e riconosciuta da tutti: noi siamo medici e come tali dobbiamo fare di tutto per salvare delle vite se ci riusciamo.

Detto questo è davvero il momento più drammatico della nostra storia ma insieme ai tanti che hanno capito il nostro impegno continueremo a portare cure specializzate e gratuite a chiunque ne abbia bisogno; continueremo a fare i nomi ed i cognomi di chi ogni giorno sceglie la guerra e non il suo contrario.

 

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